Casa del Cedro

G. Minoletti, C. Chiodi, E. Martelli

Casa del Cedro

1951 -1959

 

 

Giulio Minoletti, affiancato da Giuseppe Chiodi e Ele Martelli, per la costruzione del complesso edilizio per abitazioni e uffici, che deve il suo nome ad un grande cedro d’angolo tra le vie Fatebenefratelli e Cernaia, scompone l’edificio unitario commissionato dalla Società Andreae in due corpi distinti per definizione compositiva e funzionale collegati in quota da un percorso sospeso. Rispetto allo stabile distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, Minoletti arretra il fronte dell’edificio rispetto al filo strada consentendo la completa visione della Chiesa di San Marco e del suo campanile a passanti provenienti da via Cavour e ritagliando una parte di giardino. Il corpo residenziale, destinato a residenze di lusso, è rivestito in marmo rosa di Candoglia, lo stesso utilizzato per il Duomo, e presenta una zoccolatura in granitello di Montorfano. Il blocco uffici è caratterizzato da una sequenza di ampie vetrate nella parte inferiore ed è interamente rivestito in lastre di ceppo gentile di Grè. Al piano terra il giardino conferisce unità al complesso. Nello stesso era inoltre ritagliata una piccola piscina, rivestita in mosaico azzurro, su cui si aprivano una serie di finestre subacquee da cui poter ammirare una statua sommersa. Nella hall al piano terra, ambiente di rappresentanza, gli architetti utilizzano una serie di materiali pregiati quali il marmo di Lasa per la pavimentazione e il noce lucidato a cera per le boiserie. A questi si affiancano gli interventi pittorici e scultorei di Antonia Tomasini, che dipinge i soffitti dell’atrio con un susseguirsi di forme astratte e plasma, per il pianerottolo della scala si servizio, un corrimano ligneo dalle forme organiche che rimanda ai lavori di George Moore.

DETTAGLI
Via Fatebenefratelli 3, via Cernaia 2,