Palazzo dell’Arte

Giovanni Muzio,

Palazzo dell’Arte,

1931-1933

 

Alla fine degli anni Trenta la Triennale, precedentemente Biennale di Monza, viene trasferita dalla sede monzese di Villa Reale a Milano. L’incarico per la costruzione della nuova sede, finanziata grazie al lascito del senatore Antonio Bernocchi, viene affidato a Giovanni Muzio, che posiziona Palazzo dell’Arte sul bordo di Parco Sempione a completamento degli assi monumentali costituiti da Castello Sforzesco - Arco della Pace e Arena - nuovo palazzo. L’edificio ha un impianto rettangolare, che rimanda a quelli basilicali e si conclude in una grande abside. Due corpi sporgenti sono posti lungo l’asse centrale in corrispondenza dell’ingresso e dell’affaccio sul parco, dove si sviluppa un ampio porticato monumentale sormontato da una terrazza. Sul fronte principale il volume di ingresso, in granito rosa di Baveno come il portico verso il parco, è imponente per dimensioni, ma viene alleggerito dai grandi archi. Muzio utilizza, combinato con la struttura portante, il clinker, che pure essendo un materiale moderno si rapporta con la tradizione locale del mattone. Le vetrate industriali così come gli shed contrastano con il carattere severo e monumentale dell’edificio. Il palazzo subisce molteplici distruzioni, modifiche e restauri, che ne modificano in parte l’assetto interno. All’interno permangono una serie di opere, molte delle quali sopravvissute alle varie edizioni della Triennale, che si sono succedute a partire dal 1933. L’atrio è caratterizzato dal grande mosaico pavimentale la Cavalcata di amazzoni, ad opera di Leonora Fini su disegno di Achille Funi, realizzato per la V Triennale di Milano. Unico sopravvissuto del progetto murale di Sironi del 1933 per il Salone delle cerimonie è il mosaico di Gino Severini “Le arti”. Questo, oggi isolato, era in realtà incastonato all’interno di un affresco di De Chirico dal titolo La cultura italiana. Nello stesso salone è inoltre conservata la decorazione in marmo realizzata da Fausto Melotti per la VII Triennale, che riporta gli stemmi della città, delle signorie e dei sestrieri storici di Milano. Al terzo piano, vicino agli uffici, sono conservati due mosaici realizzati da Felice Casorati per la VI Triennale. Il primo è intitolato “Le donne” e mostra varie declinazioni dell’universo femminile, mentre il secondo ritrae un uomo che potrebbe essere un esponente del clero del suo tempo o la figura ideale di un uomo di chiesa immerso in problematiche spirituali. Nell’atrio è inoltre conservata la Donna seduta disegnata da Mario Sironi e scolpita da Leone Lodi per la V Triennale. L’opera, realizzata in pietra di Vicenza, era collocata su di un alto basamento posto al centro della vasca che caratterizzava l’impluvium, chiuso negli anni Cinquanta e oggi occupato dal bookshop. La scultura è stata più volta spezzata e ricomposta per facilitarne il trasposto ed è esposta attualmente su un basso zoccolo, che snatura in parte il progetto originale. Ai lati dell’ingresso del teatro, al piano seminterrato, sono collocate due statue realizzate da Carlo Ramous. La scala elicoidale, realizzata su progetto di Muzio nel 1933, viene successivamente integrata, in occasione della mostra Quarant’anni di arte contemporanea, Massimo Minini 1973-2013 del 2013, dall’opera site-specific Cinq couleurs pour un cylindre realizzata da Daniel Buren.

DETTAGLI
Viale Emilio Alemagna 6,