La Collezione Giuseppe Iannaccone nasce all’inizio degli anni ’90 e può essere ad oggi divisa, temporalmente, in due raccolte, quella degli anni Trenta e quella contemporanea. Il collezionista si è primariamente concentrato su tutti quegli artisti espressionisti, attivi nell’Italia tra le due guerre, svincolati dall’arte ufficiale ispirata da Margherita Sarfatti, perché in grado di narrare una storia autentica e personale di quegli anni. La raccolta di arte moderna così si articola tra il 1920 fino al 1945 e comprende artisti che, poeticamente, hanno raccontato lo stato d’animo degli italiani, in quel difficile ventennio, attraverso l’uso del colore e grazie a una studiata alterazione delle forme, in totale distacco dai canoni di “Novecento Italiano”. Troviamo in questa sezione presenze fondamentali dei movimenti di Corrente, della Scuola di via Cavour, della Scuola Romana, del Chiarismo lombardo e dei Sei di Torino. Nello specifico la raccolta esordisce con un Ottone Rosai del 1920 “L’attesa” che descrive lo stato d’animo degli italiani che nel primo dopoguerra attendevano un futuro migliore, per conchiudersi, idealmente, con uno Ziveri del 1945, che celebra la fine della seconda guerra mondiale.
Dall’inizio degli anni 2000, ispirato dalla stessa esigenza che aveva motivato la ricerca delle opere degli anni trenta, e cioè l’amore per l’arte che riflette l’animo umano, il collezionista ha concentrato maggiormente la sua attenzione sulle opere di arte contemporanea, ricercando lavori di artisti caratterizzati da una visione lirica e poetica dell’esistenza umana. L’esordio, temporale, della raccolta contemporanea è nei Film Still di Cindy Sherman del 1979, fino ai giovanissimi artisti con produzioni datate 2023; in tutta quest’ultima raccolta si ravvede una forte presenza femminile e un attaccamento ad un’arte che sia sociale e che porti in superficie le gioie e i drammi dell’esistenza contemporanea, in Italia così come in altre zone geografiche.
La collezione è costituita, ad oggi, da circa cinquecento opere: circa centoventicinque pezzi per quanto riguarda l’arte moderna (dal 1920 al 1945) e ben oltre trecentocinquanta lavori con riguardo all’arte contemporanea.
Sabato 28 febbraio, ore 10 - 14 (ultimo ingresso 13).