Museo Segreto 2018

Museo Segreto è una mostra diffusa sul territorio che mette in rete in un unico programma oltre 60 sedi di Musei d’arte, Case Museo, Atelier d’artista e Musei d’impresa. Proponendo ogni anno un diverso tema di riflessione, MuseoCity si rende promotrice di un grande Museo diffuso. Il 2017 è stato l’anno della “riscoperta” di una opera mai esposta al pubblico, mentre per il 2018 è stata proposta una riflessione sulla storia collezionistica dei capolavori custoditi dai Musei aderenti all’iniziativa.

Museo Segreto - 2018

Balestra a manopola XV secolo Fondazione Emilio Carlo Mangini
La manopola é composta da una scatola di ferro con il fondo munito di pulegge. La struttura è in legno con applicazioni d'osso, lamine d'ottone e madreperla finemente cesellata. ll balestriere sospendeva la muffola alla sua cintura o la metteva a terra, mirando e sparando con il grilletto di ferro. La corda viene arrotolata per mezzo di manovelle. Si poteva appendere la manopola alla cintura oppure posarla a terra , mirare e tirare con l'aiuto del grilletto di ferro legato alla molla in osso che sgancia la corda di canapa. Poteva inoltre tenerla a terra appoggiando il piede sulla parte metallica che si trova all'estremità della balestra. La balestra è stata prodotta in Germania nel XV secolo ed è pervenuta al museo da un acquisto presso il mercato antiquario francese nel 2000.

Collezione di strumenti musicali "Emma Vecla" prima metà del XX secolo Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia - Leonardo da Vinci
“Or che i Numi son vinti a me la cetra. A me l’altar!” La figura del folle e psicopatico Nerone è, nell’immaginario collettivo, nota nel momento in cui prende con forza lo strumento e inizia a suonare. A questo controverso personaggio il compositore Arrigo Boito dedicò un’opera alla quale lavorò per ben 56 anni per riprodurre, nella maniera più puntuale possibile, l’ambiente storico, sociale, politico e musicale dell’antica Roma. Tuttavia il “Nerone” andò in scena solo nel 1924, a ben cinque anni dalla sua morte, grazie a Toscanini che lo portò a compimento rifinendo quel poco che mancava al IV atto. Per il debutto del 1924 fu costruita una vera e propria cetra dal maestro Parravicini all’epoca liutaio della Ditta A. Monzino e figli di Milano. Tra il patrimonio della collezione di strumenti musicali donati al Museo da Emma Vecla cantante del ‘900, che mise anche a disposizione un cospicuo fondo economico allo scopo di illustrare “gli strumenti musicali nella loro evoluzione e tecnologia”, è stata trovata nel 2017 una forma di legno e un calco in gesso corrispondenti allo strumento oggi esposto al Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco.

Grand Hotel n.0 26 luglio 1946 WOW Spazio Fumetto
Il primo numero della rivista settimanale Grand Hotel è una pietra miliare nella storia dell'editoria italiana ed europea. L'editore Cino Del Duca con i fratelli Domenico e Alceo e lo scrittore Francesco Matteo Macciò, nell'Italia che si rialza dalla guerra, ritengono che sia tempo di creare del Fumetto rivolto a un pubblico adulto. I primi "fotoromanzi" di Grand Hotel sono infatti interamente disegnati da autori eccellenti come Walter Molino e Giulio Bertoletti. Il successo della formula editoriale è immediato e folgorante. Presto il settimanale supererà il mezzo milione di copie settimanali (e raggiungerà il milione), aprendo lo spazio ad altre testate simili (come il Bolero di Mondadori). Insieme allo storico primo numero viene esposto anche il "numero zero" in bianco e nero che annunciava l'uscita del settimanale e altre rarità a corredo.

Informazioni dal passato dell’Acquario anni '70 Acquario Civico di Milano
Le collezioni dei musei di zoologia e di botanica sono preziose testimonianze della presenza di specie sul territorio. Essi rappresentano pertanto non solo efficaci strumenti di conoscenza e ricerca ma, anche, la testimonianza materiale di metodologie di studio e di tradizioni culturali. Nell’ambito di Museocity - Museo Segreto 2018, sono stati esposti alcuni vasi delle collezioni scientifiche dell’Acquario risalenti agli anni ’70 come esempio di metodologie di studio dell’epoca, invitando il visitatore ad una riflessione sulle tecniche di ricerca del passato e sulla diversa percezione della natura.

Maglia azzurra n.8 di Roberto Rosato 1970 Museo San Siro
La scelta di esporre questo oggetto in occasione di Museo Segreto 2018 è da ricondurre all’evento calcistico del XX secolo: Italia contro Germania Ovest, giocata a Città del Messico allo stadio Atzeca il 17 giugno 1970 davanti a 102.444 spettatori. La partita ha avuto un’importanza sportiva tale da meritarsi la nomea di “partita del secolo”. Sfida unica nel suo genere per intensità, continui cambi di risultato e stravolgimenti di fronte, fu giocata a 2.200 metri di altitudine alle 16.00 di Città del Messico in piena estate tenendo sveglia tutta Europa e incollati davanti alla TV milioni di amanti del calcio in tutto il resto del mondo. Gli stessi messicani, innamoratisi di questa partita, affissero fuori dallo stadio una targa commemorativa con scritto “partido del siglo” a dimostrazione dell’importanza che ebbe tale evento. In occasione della tre giorni di MuseoCity è stata eccezionalmente esposta la maglia azzurra n. 8 di Roberto Rosato che fu tra i protagonisti di quella storica semifinale, facendo un salvataggio sulla linea per l’Italia a portiere battuto. Giocò anche la successiva finale, persa per 4-1 contro il Brasile, venendo infine scelto come miglior stopper del torneo.
In otto anni vestì complessivamente la maglia della Nazionale per 37 volte.

Vito Acconci

Installation view della mostra "Exploding House" 15 maggio - 7 giugno 1981 Padiglione d'Arte Contemporanea PAC

In occasione della tre giorni annuale dedicata agli studi delle arti visive contemporanee, per la prima volta il PAC ha aperto il suo archivio rileggendo due mostre che ha realizzato nel passato in omaggio a due artisti simbolo della performance: Vito Acconci e Gina Pane.

Nella mostra "Exploding House" (PAC 1981), a cura di Zeno Birolli, Vito Acconci passava dalle sue celebri e irriverenti performance a interagire con lo spazio tamite un coinvolgimento diretto del pubblico, mentre in "Partitions Opere Multimedia 1984-85" (PAC 1985), a cura di Lea Vergine, Gina Pane abbandonava le provocazioni degli anni Settanta per approdare ad una sintesi concettuale, mentale e analitica.

 

Una rilettura non attraverso le opere, ma con documenti, fotografie, recensioni e corrispondenze provenienti dall'archivio storico del PAC - scandagliato per l'occasione dagli studenti del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell'Università di Milano - che di quelle mostre permetteranno anche di ricostruire il "backstage". In mostra anche i video delle performance che il PAC ha prodotto negli anni, tra cui Vanessa Beecroft, Marina Abramovic, Santiago Sierra, i giovani artisti cubani e le nuove generazioni di artiste sudafricane.

Anonimo

Coppa diatreta IV s.ecolo d.C Civico Museo Archeologico - Monastero maggiore di San Maurizio
“BEVI, CHE TU POSSA VIVERE MOLTI ANNI”, augura l'iscrizione che corre sotto l'orlo della rarissima coppa diatreta (traforata) in vetro, capolavoro dei maestri vetrai d'età tardoantica. Il piccolo e prezioso vaso, è prodotto con una tecnica raffinata e complessa, che consente di ottenere un vaso trasparente cui è connessa con sottili ponticelli una rete in vetro colorato e le lettere che formano la scritta beneaugurante. Eccezionale tra i pochi esemplari conservati perché integra, la coppa è nota come diatreta Trivulzio dal nome del collezionista milanese che ne entrò in possesso nel 1777, circa un secolo dopo il fortunato ritrovamento in una ricca sepoltura del territorio novarese. Grazie all'abate Carlo Trivulzio, il pregiato manufatto torna così a Milano, dove era stato forse prodotto per la corte imperiale nei primi decenni del IV secolo d.C.

Anonimo

Le Marie al Sepolcro IV secolo d.C. Raccolte Arte Applicata e Strumenti Musicali - Castello Sforzesco
La raccolta di avori tardoantichi della famiglia Trivulzio è una delle più notevoli a livello mondiale: comprende una serie di pezzi tardo romani o del primo Medioevo di fattura altissima e di eccezionale rarità. L’intaglio in avorio conosce una fase aurea alla fine dell’impero romano, a partire dal IV-V secolo, quando viene utilizzato in ambito profano e religioso: nel primo caso viene impiegato da imperatori e consoli per realizzare i dittici, coppie di tavolette che venivano offerte in dono per celebrare l’avvenuta elezione. In ambito religioso, le stesse tipologie vengono utilizzate per registrare liste di abati o vescovi, oppure per realizzare suppellettili ecclesiastiche. Tra i pezzi giunti al Castello vi sono uno dei più antichi e preziosi dittici sacri, rappresentante le Marie al Sepolcro, di inizio V secolo; il dittico consolare di Pietro Sabbatio Giustiniano (521); due placchette orizzontali da un dittico imperiale, del VI secolo; una sofisticata tavoletta con Annunciazione di ambito alessandrino, intorno al VII secolo; e la rarissima tavoletta che rappresenta l’imperatore Ottone II inginocchiato di fronte a Cristo insieme alla moglie e al piccolo Ottone III, opera databile intorno al 983.

Anonimo

Macchina da scrivere Williams 1887
La macchina da scrivere Williams con doppio cinematico fu costruita nel 1887 a Brooklyn da operai italiani appena emigrati e importata in Italia da Camillo Olivetti, mentre era solo un giovane laureato alla Scuola Regia di Torino, con il professore di Elettrotecnica Galileo Ferraris. Macchina molto complessa e delicata, ne furono costruiti solo 1647 esemplari. Le sue leve portacaratteri appoggiano su cuscinetti di feltro da inchiostrare con molta attenzione, per evitare la scrittura con lettere meno o più cariche di inchiostro. Anche l’allineamento delle lettere risultava irregolare e allora la produzione fu abbandonata. Rimasero i pochi esemplari a testimoniare l’impegno profuso a fine ‘800 dagli architetti per fornire all’uomo uno strumento atto a scrivere individualmente con i caratteri mobili inventati nel 1450 da Gutemberg.

Anonimo

Osiride VI secolo a.C. Civico Museo Archeologico - Monastero maggiore di San Maurizio
All’interno dell’importante collezione di materiale egizio donata al Museo Archeologico nel 2013 dal sig. Walter Ruffini a nome del padre Pietro Ruffini, che formò la collezione negli anni ’40 e ’50, spicca una statuetta in bronzo dorato raffigurante il dio Osiride.
Le dimensioni (l’altezza è di 28,7 cm), nonché la raffinatezza di esecuzione, particolarmente apprezzabile negli occhi ancora incrostati in argento e nella doratura del corpo (in parte tuttora visibile), apparentano l’esemplare alle più rare e raffinate esecuzioni dell’immagine del dio dell’Aldilà note nell’arte della bronzistica egiziana del I millennio a.C.

Campioni delle collezioni di Entomologia e di Malacologia e della Biblioteca testi della seconda metà dell'800 Museo Civico di Storia Naturale
Nella Sala 11 del Museo Civico di Storia Naturale, in occasione di Museo Segreto 2018, è stata esposta una rappresentanza della collezione di Padre Carlo Brivio (1924-2008), appassionato collezionista di insetti. Le sue raccolte sono arrivate al Museo in due lotti: 1968 (dono di circa 62.000 esemplari) e 2008 (lascito testamentario di circa 250.000). Inoltre, nella Sala 10, il Museo ha allestito due vetrine per illustrare la figura di Giuseppe Fiorino, ebanista newyorkese, figlio di immigrati italiani, che volle donare la sua preziosa collezione di invertebrati marini al suo Paese d’origine. L’ingresso della collezione Fiorino nel 1951 segna la rinascita delle collezioni malacologiche del museo, completamente distrutte nel 1943. Nella Sala 1 invece è stato dato spazio alle tavole botaniche ad acquarello dell’’800 con soggetto di camelie, commissionate dal medico Luigi Sacco ed eseguite da artista ignoto, tavole colorate della rivista “Giardini. Giornale di orticoltura”, pubblicata a Milano da Andrea Ubicini dal 1854 al 1875 e tavole degli “Annali di Agricoltura”, 1854-1857.

Enzo Ferrari l'alfista 1920-21 Museo Storico Alfa Romeo
Una “perla” d’archivio: il contratto di assunzione di Enzo Ferrari in Alfa Romeo. Un documento inedito, che offre lo spunto per approfondire uno degli aspetti più interessanti e leggendari dell’automobilismo italiano: il rapporto fra la Casa del Biscione e Enzo Ferrari, a 120 anni dalla sua nascita. Il futuro “Drake” debutta come pilota Alfa Romeo chiudendo la prima esperienza con un terribile incidente. Poi diventa uno degli assi del volante della sua epoca, guadagnandosi anche le insegne di un altro asso: il Cavallino Rampante che fu di Francesco Baracca. Pilota, concessionario, personaggio di grande influenza ai piani alti del Portello e, infine, fondatore della Scuderia Ferrari che in breve diverrà il reparto corse dell’Alfa Romeo. Un racconto fatto di immagini, documenti, automobili e grandi personaggi di questa storia tutta italiana e destinata a far sognare il mondo intero.

Il laserdisc: un futuro alle spalle - dalla collezione Paolo Limiti anni '70-'80 MIC - Museo Interattivo del Cinema
Nell’ambito della sezione Museo Segreto dell’evento MuseoCity il MIC ha proposto una rassegna cinematografica di film proiettati in supporto Laserdisc provenienti dalla collezione donata nel 2016 alla Cineteca dall’ autore e conduttore televisivo Paolo Limiti, grande appassionato di questa tecnologia. Il Laserdisc, nato verso la fine degli anni Settanta, è il primo standard di videoregistrazione su disco ottico. Consiste in un disco di materiali plastici simili a quelli di un CD o DVD che ha la capacità di contenere circa 60 minuti di video per lato, più due tracce audio digitali o analogiche. Per molti anni è stato la frontiera delle nuove tecnologie in quanto era considerato il miglior formato audio/video, dotato di una proiezione video di ottima qualità e di un audio prima analogico poi digitale, anche con colonna sonora Dolby Digital. Tuttavia, dopo una grande diffusione negli anni Ottanta, il costo elevato e l'uscita sul mercato del più versatile ed economico DVD, comportano, negli anni Novanta, il progressivo declino della tecnologia del Laserdisc. Il MIC ha proposto al pubblico la possibilità di fruire di una tecnologia scomparsa, sia per il supporto, che per il dispositivo di proiezione, un proiettore specifico ormai fuori produzione.

La maglia dello scudetto 1951 del Capitano Carlo Annovazzi 1951 Museo Mondo Milan @ Casa Milan
Museo Mondo Milan, in occasione di Museo Segreto 2017, ha esposto l’inedita maglia rossonera indossata dal capitano Carlo Annovazzi nella stagione 1951-52. La maglia ha cucito sul petto il tricolore, simbolo dello scudetto conquistato l’anno prima.

Set di coltelli ultimo quarto XV secolo Raccolte Arte Applicata e Strumenti Musicali - Castello Sforzesco
La serie di coltelli Trivulzio appartiene ad una tipologia molto rara, di cui si conoscono pochissimi altri esemplari. Questi coltelli si differenziano per misure, provengono probabilmente da set diversi, ma sono tutti caratterizzati da una decorazione sul manico con figure di giovani uomini o giovani donne rappresentati a mezzo busto, di profilo, secondo il modello delle cosiddette belle. In alternativa su alcuni manici sono rappresentati lunghi cartigli con motti di soggetto amoroso che incitano alla fedeltà. Per il soggetto è plausibile pensare che si trattasse di doni di nozze. Tecnicamente il disegno delle figure è ricavato per incisione, rimuovendo la materia metallica a riempiendo lo spazio ricavato con una sostanza scura, il niello, che disegna per contrasto il soggetto.

Prospero Alpini

De Plantis Aegypti Liber 1592 MUMAC - Museo della Macchina da caffè
La MUMAC Library presso il museo della macchina per caffè di Gruppo Cimbali ha esposto, in occasione di Museo Segreto 2018, l’antico e prezioso volume “De Plantis Aegypti” di Prospero Alpini, volume che per la prima volta riporta un’immagine della pianta del caffè. Di ritorno dall’Egitto, il medico botanico Prospero Alpini di Marostica pubblica a Venezia nel 1592 uno dei primi libri al mondo che parla del caffè come pianta medicinale: il testo, arricchito da bellissime illustrazioni, permette di conoscere alcune piante poco note in Europa ma tradizionalmente utilizzate nel paese africano visitato dal medico italiano dal 1580. Interessato alle pratiche mediche egiziane, Alpini estende le sue ricerche all’uso quotidiano di alcune di esse. Alpini scopre, così, una pianta importata dall’Arabia, chiamata Bon, i cui semi vengono trasformati in una bevanda scura, tonica ed energetica. Si tratta della pianta del caffè. Una rara copia del testo di Prospero Alpini, è conservata nella Library del MUMAC, seconda biblioteca più grande al mondo dedicata al caffè.

Anonimo

Hydria attica a figure rosse 470-460 a.C. Gallerie d'Italia
L’hydria, vaso per l’acqua a tre manici, attribuita a un pittore anonimo ateniese denominato Pittore di Leningrado, è il pezzo d’eccellenza della collezione archeologica Intesa Sanpaolo, formata da più di 500 ceramiche attiche e magnogreche, conservata a Palazzo Leoni Montanari, nella sede di Vicenza delle Gallerie d’Italia. La raccolta, acquisita alla fine del secolo scorso dall’Istituto bancario, fu costituita nell’800 a Ruvo di Puglia (Bari), da Giuseppe Caputi, nobile locale mosso dalla volontà di preservare il passato della terra natia. L’hydria fu rinvenuta nel 1877 all’interno della sepoltura di una donna aristocratica, insieme ad altri vasi, preziosi pendagli in ambra e ornamenti. L’eccezionalità del vaso è data dalla pregevolezza tecnico-formale e dalla scena raffigurata, una rarissima rappresentazione del lavoro all’interno di un’officina ceramica: tre artigiani sono intenti a dipingere vasi, muniti di pennelli e ciotole. La loro perizia e abilità è premiata da Atena, divinità protettrice delle arti, che incorona il personaggio centrale durante una gara di abilità artigianale; lo stesso gesto è compiuto da due Vittorie nei confronti degli altri ceramografi. In disparte una fanciulla dipinge un cratere; anch’ella è un’artigiana esperta, tuttavia in quanto donna non può partecipare all’agone. La sua presenza è una delle rare documentazione di lavoro femminile nella società greca antica.

Anonimo

Lucerna con elefante I secolo d.C.
Si tratta di una lucerna romana a volute, con alette laterali a coda di rondine del tipo Dressel-Lamboglia, 3, che si distingue per l’originalità del soggetto e il realismo della scena. Datata all’età augustea, essa presenta sul disco un’interessante iconografia: un elefante montato da un uomo nudo, che si abbatte sull’avversario. L’uomo che conduce il pachiderma impugna una corta spada, il guerriero vinto, costretto nell’angolo destro della scena, è rappresentato totalmente soggiogato sotto le zampe dell’animale. Le figure sono circondate da globuli in rilievo a simboleggiare forse le teste degli spettatori che assistono al combattimento nell’arena. Sulla base, al centro, è presente la marca "N" circondata da otto circoletti di cui quattro sono ai vertici della lettera. La lucerna apparteneva alla collezione privata di Jules Sambon (1836-1921), studioso e mercante d’arte. Essa aveva per tema le forme di spettacolo nel mondo antico. La collezione venne acquistata nel 1911 per il Museo Teatrale alla Scala ed è confluita in anni recenti nelle collezioni dell’Antiquarium “Alda Levi”.

Anonimo

Manifattura giapponese, Servizio da tavola in porcellana 1860-80 MUDEC - Museo delle Culture
Servizio da tavola costituito da 171 pezzi comprensivo di piatti piani, vassoi, zuppiere, alzate e servizio da caffè. Si tratta di uno straordinario insieme di oggetti di pregiatissima fattura di proprietà della famiglia Durini. Nel 1939, il Comune di Milano ricevette in dono la collezione della Galleria Durini, in cui erano riunite tutte le opere della antica famiglia milanese: oltre 4000 opere furono divise tra i Musei Comunali fra cui le Raccolte d’Arte Applicata, alle quali erano state destinate le porcellane orientali. Come era in uso all’epoca, anche i Durini, tra le nobili famiglie milanesi più in vista, dotarono la propria abitazione di un servizio in raffinata porcellana giapponese, assecondando la moda del tempo. Le manifatture giapponesi nel XIX secolo a loro volta assimilarono il gusto europeo introducendo forme adatte alle tavole dei nobili italiani. Il servizio è decorato con un motivo fitomorfo costituito da tre foglie disegnate con tratteggio e ombreggiatura in marrone tendente al grigio, disposte su recemi dorati. In mezzo ai motivi fitomorfi si trovano esagoni in rosso e oro con motivo radiale rosso al centro, detto “a guscio di tartaruga” (Kikko Hanabishi). Il servizio sarà esposto nella sua interezza, simulando scenograficamente una tavola apparecchiata.

Anonimo

Placca in rame raffigurante Virabhadra XIX secolo Pinacoteca Ambrosiana
Sin dagli esordi, l’Ambrosiana è stata concepita dal Cardinale Borromeo come un vero e proprio baluardo di scienza e cultura nel cuore di Milano, aperto al dialogo, ma allo stesso tempo profondamente radicato nella tradizione cattolica. Nel corso dei secoli, l’Istituzione è diventata punto di riferimento fondamentale per i collezionisti milanesi che, con le loro generose donazioni, sono andati ad arricchire il suo inestimabile patrimonio con capolavori di ogni epoca e genere. Nell’ambito di MuseoCity-Museo Segreto 2018, l’Ambrosiana ha presentato per la prima volta al pubblico la Collezione Giuseppe e Paola Berger, recentissima acquisizione del museo, costituita da placche rituali raffiguranti Virabhadra, divinità hindu strettamente legata al dio Shiva e dall’iconografia complessa e variegata. La donazione raccoglie settantadue pezzi di varie epoche e provenienza e consente di ricostruire la complessa figura della divinità e dei miti ad essa correlati.

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