Museo Segreto 2019

Quest’anno Museo Segreto porta al centro un tema più che mai attuale: il rapporto tra Uomo e Natura.
musei aderenti mostrano al pubblico, in via eccezionale, opere dedicate al mondo della Natura, il cui amore è testimoniato nelle vari fasi storiche anche da grandi protagonisti della Storia e dal mondo delle imprese e della ricerca.

Museo Segreto - 2019

Bandiera italiana progetto EPICA - Dome C, 24/11/1993 Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

Nell’estate australe del 1993 una spedizione scientifica internazionale si spinge all’interno del continente antartico, verso la località Dome Concordia. L’obiettivo è identificare il punto più adatto per sviluppare il programma di ricerca dell’European Project for Ice Coring in Antarctica. La calotta glaciale, infatti, racchiude informazioni sulla composizione dell’atmosfera terrestre. Accedere alle sue profondità, mediante carotaggi, consente di ricostruire l’andamento passato di importanti variabili climatiche.
La notte prima dell’arrivo a Dome C, i membri della spedizione preparano le bandiere per le foto di rito, ma il tricolore italiano manca. Non resta che improvvisare, utilizzando mezzi di fortuna. Nasce così una bandiera emozionante, cucita con tre fili: la collaborazione scientifica, il desiderio di conoscere, il valore della pace.

Composizione con conchiglie ispirate alle nature morte fiamminghe del ’600 Museo Civico Storia Naturale

Nella sala 10 (invertebrati/malacologia) sono allestite per MuseoCity due vetrine progettate ad hoc dedicate alle conchiglie raffigurate nelle nature morte fiamminghe del XVII secolo. All’inizio del’600, infatti, con l’esplosione della passione per la malacologia, i pittori di nature morte iniziarono a inserire le conchiglie tra i soggetti dei loro quadri. Le conchiglie esposte sono quelle ritratte nei dipinti di Balthasar Van der Ast e di Adriaen Coorte.
In esposizione temporanea in sala 11 una vetrina dedicata al cervo volante (Lucanus cervus).

Salterio XVIII secolo d.C. Museo degli Strumenti Musicali - Castello Sforzesco

Nel ricco percorso che si svolge nelle sale dei due musei si evidenziano moltissimi affascinanti dettagli miniaturistici ispirati alla natura che caratterizzano la decorazione di zuppiere, piatti e vasi in maiolica e porcellana nel Settecento. Questo ricchissimo repertorio non manca però anche su oggetti come gli strumenti musicali: il rarissimo salterio, capolavoro del Museo degli Strumenti Musicali, presenta la tavola armonica decorata con fiori che sembrano appena caduti da una natura morta eseguita da un pittore fiammingo. Il percorso tra le arti decorative culmina con il monumentale e spettacolare vaso con fiore Ikebana realizzato in vetro da Dale Chiuly, non a caso affiancato in museo ai celebri arazzi Trivulzio, pieni di riferimenti floreali e vegetali, nella sala della Balla.

Turbina elettrica per la distribuzione dell’acqua nelle case dei milanesi Inizio del '900 Centrale dell'acqua

Il pezzo – che fa parte della dotazione tecnica originaria della Centrale dell’Acqua – rappresenta un importante esempio di archeologia industriale.
Si tratta di una turbina elettrica con motore ad asse orizzontale prodotta da Costruzioni Meccaniche Riva (Milano), che serviva a dare energia all’acqua per mandarla in distribuzione alle abitazioni dei milanesi. La forma a spirale che la contraddistingue richiama direttamente la Natura e la conchiglia della chiocciola. Nei primi anni di esercizio la turbina veniva azionata da un motore a vapore, generato da una caldaia a carbone. La Centrale è stata costruita tra il 1905/1906 e fa parte della prima generazione di centrale di pompaggio e distribuzione dell’acqua pubblica nell’acquedotto di Milano.

Volumi agricoli dalla biblioteca del Manzoni Casa del Manzoni

Si vuole documentare con immagini, manoscritti, trattati, la passione naturalistica, paesaggistica, bucolica di Alessandro Manzoni: agricoltore, bachicoltore, frutticoltore, viticoltore, sperimentatore di piante ornamentali, del cotone e della robinia.

Anonimo, Anonimo

Rilievo con festone sorretto da putti I-II secolo d.C. Civico Museo Archeologico - Monastero maggiore di San Maurizio

Il rilievo, pertinente alla produzione artistica del Gandhara, regione a cavallo tra Pakistan e Afghanistan, raffigura un festone vegetale sorretto da figure infantili in origine collocato sul basamento di un monumento sacro (stupa o cappella).
Il tema del festone vegetale sorretto da putti ben esemplifica il linguaggio figurativo di questa produzione artistica che impiega per la diffusione del messaggio buddhista motivi iconografici attinti dalle differenti culture con cui la regione era a contatto, riformulandoli in modo originale al fine di creare un linguaggio comprensibile a persone di culture diverse.
Il tema della ghirlanda vegetale, che ai nostri occhi appare ispirata ai motivi presenti su sarcofagi e monumenti funerari classici, è ugualmente riconducibile al mondo indiano, in cui i soggetti vegetali sono caricati di un forte simbolismo connesso a concetti di purezza. I putti, qui non a caso caratterizzati da forme piene e da gioielli indiani, sono chiaramente interpretabili come figure di yaksha, geni connessi alla natura e alla fertilità.

Luigi Bartolini

Storia dei Martin Pescatore 1935 Casa Museo Boschi Di Stefano

Nell’ambito della mostra Leggere Corrente a Casa Boschi Di Stefano la Casa Museo Boschi Di Stefano presenta un’acquaforte dell’artista Luigi Bartolini (Cupramontana, 8 febbraio 1892 - Roma, 16 maggio 1963), considerato uno tra i maggiori incisori italiani del Novecento. L’opera, dal titolo Storia del Martin Pescatore, firmata in basso a destra, è datata 1935. Si tratta di uno degli esemplari noti dedicati a questo soggetto, di cui si conoscono un foglio appartenente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (acquistato nel 1936 dal Ministero dell’Educazione Nazionale), una versione conservata presso la Collezione Sebastiano Timpanaro dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pisa e una tiratura acquistata nel 1936 da Eugenio Montale. La Storia del Martin Pescatore è senz’altro l’acquaforte più famosa e celebrata del corpus di incisioni realizzate da Bartolini. La nascita dell’incisione viene raccontata dall’autore in un suggestivo capitolo del libro Vita di Anna Stickler (Roma, Tumminelli 1943).

Michael Boym

Flora sinensis 1659 Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana

In occasione di MuseoCity 2019, la Biblioteca Trivulziana offre ai visitatori la possibilità di ammirare un prezioso esemplare dell’edizione della Flora sinensis (Vienna, 1659).
Nella redazione di quest’opera il gesuita polacco Michael Boym, mettendo a frutto quanto osservato durante la sua lunga attività missionaria in Cina, presentava al pubblico europeo la prima descrizione della vegetazione caratteristica della parte tropicale del paese. Per ciascuna delle piante selezionate l’autore ne descriveva le caratteristiche fondamentali, affiancando al testo efficaci illustrazioni calcografiche. Il volume viene presentato aperto alle pagine dedicate alla pianta conosciuta in Cina come polomie, ovvero l’Artocarpus heterophyllus, il cui frutto – oggi noto in Occidente soprattutto con il nome inglese di jackfruit – presenta dimensioni eccezionali e risulta al palato di grande dolcezza: “magnitudine ac gravitate superat maximam cucurbitam” e “sapore melonem præcellit”.

Leonetto Cappiello

Cordial Campari (Bacco sul gallo) 1921 Galleria Campari

Il livornese Leonetto Cappiello è considerato uno dei padri della cartellonistica europea. Nel 1900 inizia la sua carriera di grafico pubblicitario con lo stampatore francese Vercasson, mettendo in pratica la teoria definita “arabesco idea” appresa dal grafico Jules Chéret, che caratterizzerà tutta la sua produzione successiva e che è possibile ritrovare anche nel manifesto Cordial Campari, realizzato per Campari nel 1921. Cappiello riprende l’iconografia classica del Bacco di tradizione romana cingendogli la testa con foglie di vite. L’artista ci restituisce così un’immagine gioiosa, resa dinamica dal movimento del prezioso mantello rosso. La composizione è completata dal gallo, caratterizzato dai colori vivaci e dal portamento fiero.
Nel manifesto, di forte impatto visivo, la memoria commerciale si concretizza in personaggi sospesi tra il reale e l’irreale, mentre il prodotto viene rappresentato in sordina, divenendo oggetto del gesto di offerta che Bacco propone all’osservatore.

Davide Coltro

Nature morte continue 2015 GASC | Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei

Davide Coltro, esponente dell’avanguardia pittorica digitale, è l’inventore del System: un quadro elettronico con trasmissione dei dati da remoto. Il trittico Nature morte continue, esposto per l’occasione, è il risultato di una serie di scatti fotografici che servono all’artista come matrice per iniziare il processo di pittura digitale. I monitor sono tele elettroniche la cui prerogativa fondamentale è emettere luce. Grazie a un’alimentazione elettrica, i quadri trasmettono le immagini elaborate dall’artista, con una successione lenta e continuata. Un flusso ininterrotto di pittura elettronica da trasmettere allo spettatore in un dialogo diretto. Le icone digitali trasmesse da Coltro si rifanno ai generi classici della pittura, dallo studio della figura alle nature morte, dal ritratto al paesaggio. È una pittura cangiante che assume forme e dimensioni diverse, il pigmento si trasforma in pixel e codice binario. L’artista desidera continuare il dialogo con la tradizione sostituendo il quadro pittorico tradizionale con una versione “contemporanea”.

Carteggio sulla spedizione dei Mille e sulla residenza di Garibaldi a Caprera 1864-1874 Museo del Risorgimento

Il Fondo Garibaldi-Curatulo fu acquistato dal Comune di Milano nel 1921 e contiene il carteggio di carattere politico e militare sulla spedizione dei Mille e documenti inerenti la residenza di Giuseppe Garibaldi a Caprera, quali quaderni contabili, regole per le coltivazioni, diari con osservazioni meteorologiche e agricole.
In occasione di MuseoCity 2019 il Museo del Risorgimento espone alcuni preziosi documenti autografi che raccolgono dieci anni di osservazioni meteorologiche, pastorizie, agricole e ricordi storici, annotati giorno per giorno, dal 1 giugno 1864 a tutto dicembre 1874. Tra i documenti vi sono il Giornale di apicoltura, il Giornale Pastorizio-Agricolo e il Giornale del Bestiame, in cui sono annotate le operazioni eseguite da Garibaldi per allevare le api, le regole per piantare mandorle, noci, canna da zucchero e erba medica, ma anche gli elenchi del bestiame posseduto. Le carte sono esposte nella Sala garibaldina accanto al dipinto di Giacomo Mantegazza, Garibaldi a Caprera del 1890.

Dettaglio di un paravento spagnolo XVIII secolo d.C. Museo Mangini Bonomi

Il paravento è un mobile costituito da un’intelaiatura pieghevole a più pannelli ricoperti nelle due facce da stoffa di vario genere, carta, ecc., uniti fra loro per mezzo di cerniere, così da potersi piegare in tutti i sensi. Come elemento divisorio il paravento ha la sua lontana origine nella Cina del periodo Han. Da lì si diffuse in Giappone dove fu usato nell’arredamento di palazzi, templi e monasteri. Nell’arredamento europeo sembra che l’uso del paravento e del parafuoco risalga al Medioevo; esso assunse grande importanza decorativa a partire dal sec. XVIII, soprattutto in Francia quando i più celebri ebanisti crearono paraventi ricchissimi, laccati o finemente intarsiati e intagliati. Il paravento, nella sua decorazione, dovette seguire le fasi e lo svolgimento del mobilio fino all’800. I preziosi paraventi spagnoli in “cuoio di Cordoba” presentati al pubblico per Museo Segreto 2019 hanno ricche decorazioni con fiori ed uccelli policromi talvolta in rilievo e a fondo oro.
È esposto anche un paravento di provenienza francese con scene dell’incoronazione di Luigi XVI e Maria Antonietta.

Sei santi Prima metà del '700 Gallerie d'Italia

In questa pregevole icona sei i santi rappresentati: Biagio, Anastasia, Floro e Lauro, Modesto ed il profeta Elia. La parte inferiore dell’icona è occupata dalla rappresentazione di un paesaggio di eccellente esecuzione. A sinistra, uno degli interventi prodigiosi di san Modesto, che in seguito alla supplica di un pastore guarisce il bestiame morente e uccide il serpente che con il suo veleno aveva contaminato la sorgente cristallina. A destra, i tre martiri della Cappadocia, allevatori di cavalli e venerati come patroni da quanti esercitavano tale professione. In modo realistico e con grande maestria sono eseguite le montagne che si perdono all’orizzonte, con una vegetazione sparsa di arbusti e una chiesa con il campanile a piramide, motivo tipico dell’architettura lignea settentrionale. Con particolare amore e conoscenza della natura sono dipinte le mandrie di vacche e di cavalli al pascolo, per la cui salvezza elevano al cielo preghiere i santi protettori di questa bellissima terra.
La tavola appartiene alla collezione di icone russe di Intesa Sanpaolo, conservata nelle Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, sede museale della Banca a Vicenza.

Urna fittile II secolo a.C. Fondazione Luigi Rovati

L’urna è un ossuario decorato a stampo, tipico della produzione fittile chiusina del II sec. a.C. Sul coperchio è una figura giacente velata coperta totalmente da un mantello, con la testa appoggiata a un cuscino. Sulla cassa è rappresentata una porta chiusa a due ante, munite di due anelli; ai lati sono due cipressi uniti con ghirlande e bende. I cipressi risultano frequentemente rappresentati sulle urne etrusche di età ellenistica spesso associati con raffigurazione di una porta chiusa; talvolta figurano insieme a una testa femminile e più raramente ai lati di scene di combattimento a sottolineare il consumarsi dell’azione in uno spazio aperto, mentre le bende e le ghirlande che li adornano indicano lo svolgersi di un rito. Per il loro esser sempreverdi e per il loro innalzarsi verso il cielo, perenni e forti, sono il simbolo della immortalità, a cui rimanda anche il mito connesso all’origine della pianta, nata dalla trasformazione del giovane Ciparisso, afflitto da dolore inconsolabile per avere involontariamente ucciso il suo amatissimo cervo, mansueto e bellissimo, dono del dio Apollo che rese eterne le sue lacrime nella resina profumata dell’albero. Il cipresso è una pianta originaria dell’Asia Minore e si diffuse in Italia centrale in età antica.

Anonimo, Anonimo

Legnetti dipinti Primi decenni del '900 Museo Civico Storia Naturale

La Biblioteca del Museo espone due opere di Giambattista Morandi, pittore e botanico del Settecento: Plantarum icones, uno splendido erbario in 11 volumi manoscritto, inedito, con raffinate tavole colorate acquerellate; Historia botanica practica, opera a stampa, arricchita da numerose tavole incise con piante e fiori e una suggestiva antiporta con elementi decorativi rococò, putti alati, fiori, un erbario e sullo sfondo il mare con alcuni velieri.
Nella sezione Botanica si possono ammirare alcuni campioni didattici per il riconoscimento del legno di diverse specie arboree fatti realizzare da Raffaele Cormio per le attività di formazione professionale condotti dalla Civica Siloteca Cormio nei primi decenni del secolo scorso, una vera piccola opera d’arte. Gli esemplari riproducono la foglia, il frutto e il seme con tecniche che vanno dal disegno all’incisione o ad un vero e proprio bassorilievo.

J. Awa

Orso polare 1970 MUDEC - Museo delle Culture

In occasione di MuseoCity Museo Segreto vengono esposte per la prima volta al pubblico due sculture della HT Inuit Collection recentemente concessa in comodato al MUDEC e un’opera appartenente alla Collezione Lo Curto del MUDEC. Le sculture degli artisti Inuit, popolazioni che vivono nell’Artico del Nord America, rappresentano un aspetto importante della cultura di questi popoli e sono materializzazione della loro memoria storica attraverso il mantenimento delle abilità individuali, nate per garantire la sopravvivenza della collettività.
La vita quotidiana e le manifestazioni artistiche dei popoli Inuit rivelano infatti culture dal passato millenario, ricche di tradizioni che hanno permesso loro di sopravvivere nell’ambiente estremo e ostile dell’Artico, come il rispetto del mondo animale e dell’ambiente circostante, la pratica razionale della caccia e della pesca e il senso di condivisione delle risorse.
Il senso dell’esistenza per gli Inuit sta quindi nell’armonia tra l’uomo e le forze naturali.
Si uccidono gli animali per necessità, consapevoli che uno sfruttamento eccessivo delle risorse mette a rischio la sopravvivenza in un ambiente così ostile.

Remo Bianco, Remo Bianco

Sculture neve 1965 Fondazione Remo Bianco

A partire dal 1965 Remo Bianco dà vita ad alcune serie di opere racchiuse sotto la definizione di “Arte sovrastrutturale” che, mediante un atto di appropriazione artistica di oggetti, cose e persone, esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà. Appartenenti a questa produzione sono le Sculture neve, teatrini poetici i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana, ricoperti di neve artificiale e disposti in teche: immobile sotto il manto bianco che la riveste, la composizione trasporta lo spettatore in una dimensione incantata e senza tempo. In occasione di MuseoCity 2019, la Fondazione Remo Bianco propone un’esposizione di Sculture neve nella veranda che affaccia sul giardino interno di Palazzo Castiglioni, capolavoro dell’Art Nouveau milanese e sede di Confcommercio Milano, in un suggestivo dialogo metateatrale tra le opere e il luogo – anch’esso grande teca di cristallo – che le contiene.

George Canfield Blichenderfer

La natura aiuta l’ispirazione: la prima macchina da scrivere portatile 1893 Museo della Macchina da Scrivere

A prima vista può sembrare un grosso insetto pronto a saltare... ma in realtà è la prima macchina da scrivere portatile, presentata alla Fiera Mondiale di Chicago (USA) del 1893 dall’ing. G.C. Blickensderfer di Stamford (Conn), fiera alla quale erano presenti anche il prof. Galileo Ferraris di Torino e il suo allievo Camillo Olivetti. Prima macchina piccola e leggera, atta ad essere utilizzata anche nei viaggi o nel proprio giardino, immersi nella natura per trovare l’ispirazione a scrivere poesie.
Il suo prezzo era molto ridotto, perché costituita da circa 250 pezzi, contro 2.500 delle macchine standard. Inoltre il suo cilindro porta caratteri era sostituibile in modo da poter variare il carattere di scrittura e presentava la @ (sotto il tasto con la V ). Nel 1902 fu prodotta la prima macchina Blick elettrica. Nel 1917 cessa la produzione.

Alik Cavaliere, Alik Cavaliere

Donna Corteccia 1990 Centro Artistico Alik Cavaliere

Si tratta di un’opera che normalmente non si trova al Centro Artistico e dunque non può essere vista dal pubblico.
È assolutamente inerente al tema trattato dalla rassegna di quest’anno che è dedicata alla Natura, perché si tratta di una delle differenti e originali rappresentazioni che Cavaliere ha dato del mito di Apollo e Dafne. Qui la fanciulla è ormai quasi mimetizzata in quella Natura a cui ha chiesto protezione, ma ancora filtra una parvenza umana: il suo fuggire.
È una “donna corteccia” nel vero senso della parola, una scheggia di albero abitato da un’anima, in armonia con la concezione lucreziana e rinascimentale, panteista, di Cavaliere che si riferiva ad una Natura naturans, colma di vita e in continua trasformazione, linfa vitale e salvezza dell’uomo che sappia entrare in contatto con essa ed amarla.

Mario Cresci

Cronistorie 1970 MUFOCO - Museo di Fotografia Contemporanea

Cronistorie è un film in pellicola, girato in 16 millimetri, realizzato da Mario Cresci nel 1970 a Tricarico, in provincia di Matera. Caratterizzato da un bianco e nero molto crudo e da un montaggio e una colonna sonora sperimentali, il film indaga la ritualità e la gestualità delle culture popolari attraverso sette brevissime azioni intrecciate: oratoria; lavoro manuale; processione religiosa; coltivazione della terra; sacrificio del bestiame; abbigliamento e costumi; folklore popolare. Cronistorie completa idealmente alcune serie di lavori fotografici e grafici di Mario Cresci che il Museo conserva nelle proprie collezioni e che costituiscono oggi dei punti di riferimento assoluti nella storia della fotografia italiana. Realizzati nel corso di una lunga permanenza a Matera che va dal 1967 fino ai primi anni Ottanta, questi progetti sono espressione di un periodo in cui vita, attivismo politico e sociale, ricerca artistica risultano inscindibili.

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