Museo Segreto 2021

Museo Segreto 2021 col titolo I musei curano la città, vuole evidenziare la forza terapeutica, consolatoria e rasserenante dell'arte e dei tesori conservati nei musei, ognuno con una propria storia e connotazione, evidenziando così il contributo positivo che gli artisti e le diverse istituzioni hanno offerto alla comunità.

Da venerdì 5 marzo sarà disponibile un podcast dedicato - su Spotify, Apple e Google podcast - che individua sette passeggiate ideali, percorsi immaginari guidati da due voci narranti che raccontano e suggeriscono cosa visitare.

Museo Segreto - 2021 2020 2019 2018 2017

Palma Fossile Litanies Epoca geologica Eocene Museo Mangini Bonomi

I Giacimenti fossiliferi di Bolca, che prendono il nome dall’omonima località della zona (provincia di Verona), sono noti nel mondo per la quantità delle specie faunistiche ritrovate e soprattutto per il perfetto grado di conservazione delle specie animali e vegetali, ivi fossilizzate.

A Bolca si sono ritrovati non solo pesci fossili ma numerose specie animali e vegetali, in diversi siti, tutti con una propria storia geologica, in alcuni casi conosciuti e cavati da alcuni secoli (non a caso i fossili di Bolca sono presenti nei principali musei del mondo e in ricche collezioni private). Le specie vegetali ritrovate, oltre 270, comprendono piante tropicali, alghe, fanerogame marine e palme.

Uno dei pezzi più interessanti è l’esemplare di Fossile Litanies conservato al Museo Mangini Bonomi: si tratta di una palma fossile che testimonia la condizione di un habitat marino-costiero e più specificamente di tipo lagunare tropicale documentato 50 milioni di anni fa.

Bozzetti di personaggi interpretati da Edoardo Ferravilla 1870

All’attore e commediografo Edoardo Ferravilla (pseudonimo di Edoardo Villani, Milano 1846-1915) Palazzo Morando dedica un focus grazie al rinvenimento di alcuni bozzetti e oggetti relativi ai personaggi da lui interpretati. Ferravilla ebbe una infanzia travagliata; il successo gli venne grazie allo sguardo illuminato di Cletto Arrighi, che lo scoprì nel 1870 aprendogli le porte del teatro dialettale. Famosissimo e acclamato dal pubblico, Ferravilla creò dei personaggi che fanno parte della tradizione milanese, da Massinelli al Sur Panera al Tecoppa. Sue le farse che li vedono protagonisti sui palcoscenici cittadini, povere nei testi ma straordinarie per la sua capacità di improvvisazione. Ferravilla diede vita a queste macchiette anche in alcuni cortometraggi della Comerio Film da lui stesso interpretati. Nei bozzetti ad acquerello e matita rinvenuti nelle collezioni civiche fanno capolino proprio loro, impersonati dall’attore, in uno spaccato della Milano del tempo solare e spensierata. Nelle sale del Museo saranno allestite alcune vetrine con i bozzetti e gli oggetti a lui appartenuti, per un salto indietro nel tempo.

Codice Pozzi 1869 Casa del Manzoni

Nell’anno del secondo centenario dalla morte di Carlo Porta (5 gennaio 1821), si intende dare doveroso rilievo ai due dipinti ‘portiani’, esposti nella Sala Grossi: Tommaso Grossi al letto di morte di Carlo Porta, di Enrico Cadolini (1858), e Tommaso Grossi e Carlo Porta compongono il “Giovanni Maria Visconti”, di Giacomo Mantegazza, conosciuto per le sue sequenze illustrative della Quarantana.

Si corredano i dipinti con il “Codice Pozzi”, una raccolta di autografi di Tommaso Grossi, Luigi Rossari, Gaetano Cattaneo (si osservi nella stessa sala il suo ritratto, messo a disposizione dai discendenti), raccolti da Luigi Rossari per farne dono a Elisa Grossi, figlia di Tommaso, nel suo onomastico. Carolina Pozzi Cavagna Sangiuliani, figlia di Maria e nipote di Elisa, e madre di Antonia, ha voluto donare questo prezioso codice al Centro Manzoniano, in ricordo della figlia Antonia, e della poesia delle sue Parole.

Il “Codice Pozzi” testimonia gli otto sonetti ‘stoppaneschi’ inviati il 10 marzo 1819 da Porta a Manzoni, e la risposta a lui di Manzoni con un sonetto e un “tetrastico meneghinico”, quattro endecasillabi in milanese, la sola sua concessione alla grande tradizione dialettale che ha avuto in Carlo Porta il più alto interprete.

A fianco di questo codice, pregevole anche per la legatura in pelle rossa con iscrizioni dorate, si espongono i testi di Carlo Porta, conservati nella Biblioteca Manzoniana.

Il Museo Storico delle Industrie Pirelli allestito nella Bicocca degli Arcimboldi a Milano tra il 1922 e il 1945 circa, foto del 1922 Fondazione Pirelli

È il 1922 quando Pirelli inaugura il Museo Storico delle Industrie Pirelli, uno spazio espositivo permanente per raccontare le materie prime, i processi produttivi, i prodotti e le loro applicazioni, ma anche le tante manifestazioni sportive in cui Pirelli è presente, la pubblicità, e ancora, le iniziative di welfare nel campo dell’assistenza, della previdenza, della cultura. In quell’anno Pirelli compie cinquant’anni di attività e, tra le diverse iniziative messe in campo per celebrare questa ricorrenza, decide di aprire, con la collaborazione e il sostegno anche economico del personale dell’azienda, quello che è il primo esempio di museo aziendale in Italia. L’allestimento è realizzato nelle sale della quattrocentesca Bicocca degli Arcimboldi, oggi sede di rappresentanza del Gruppo all’interno dell’headquarter dell’azienda a Milano. Il Museo sarebbe stato “un’attrazione certamente notevole per tutto il pubblico di Milano e per molti di coloro che vengono nella nostra città”, un museo dichiaratamente pensato per dialogare con la città, e per custodire una parte importante della sua memoria e delle sua identità in divenire. Gran parte della documentazione esposta al Museo – dismesso dopo la Seconda guerra mondiale – diventerà il nucleo originario dell’Archivio Storico Pirelli oggi conservato presso la Fondazione Pirelli, istituzione nata nel 2008 per promuovere in Italia e all’estero la cultura d’impresa del Gruppo.

 

 

 

Ulteriori informazioni e immagini sul sito www.fondazionepirelli.org

Opere restaurate all’interno del progetto Rivelazioni-Finance for Fine Arts 2020/2021 BIG - Borsa Italiana Gallery - Palazzo Mezzanotte

Dal 2014 Borsa Italiana ha sviluppato un forte legame con i musei italiani con il progetto Rivelazioni-Finance for Fine Arts, proponendo l’adozione di opere bisognose di restauro presso la comunità imprenditoriale e finanziaria, a sostegno di un settore chiave per la crescita economica del Paese. Così diffondendo la cultura del mecenatismo attraverso la collaborazione tra pubblico e privato, favorita dall’Art Bonus. Una delle chiavi del successo di Rivelazioni è quel concetto di “valorizzazione” condiviso dalle aziende che, adottando finanzia- riamente le opere, diventano donors e anche parte attiva, promuovendo la rilevanza del restauro. Da sempre un’eccellenza, e un primato del nostro Paese, che il mondo ci riconosce. Rivelazioni agisce così da catalizzatore, agevolando una sinergia tra musei e la comunità finanziaria e imprenditoriale. Nella quale rientrano tutte le aziende che gravitano nell’universo di Borsa Italiana, la cui cultura d’impresa coincide con quella visione dinamica suggerita da MuseoCity: curando il patrimonio museale ci si prodiga per un bene collettivo. Rivelazioni, con lungimiranza, ha raggiunto esiti significativi: oltre trenta opere sono state riportate all’originaria bellezza, affiancando la Pinacoteca di Brera, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, il Palazzo Reale e la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova. A questi si sono aggiunti i Musei Reali di Torino e la Galleria di Arte Moderna di Milano.

 

 

G. Garzoni, Ritratto di Carlo Emanuele I di Savoia. Torino, Musei Reali

 

G. Garzoni, Ritratto di Emanuele Filiberto di Savoia Torino, Musei Reali

 

G. Segantini, Dea Pagana (Dea d’Amore). Milano, GAM

 

Borsa Italiana partecipa a MuseoCity 2021 con un evento online. Per consultare il programma visitare il sito www.museocity.it

Polmone artificiale Polmoplast 1960-1970 Museo storico dei Vigili del Fuoco di Milano

Negli anni 1960-1970 sulle ambulanze dei Vigili del Fuoco di Milano, in caso di bisogno durante un intervento di Pronto Soccorso, veniva montato il Polmoplast, un polmone in materiale plastico utilizzato per la ventilazione artificiale. L’apparecchio pesa circa 90 Kg. ed è munito di ruote con passo standard e manici estraibili per poterlo caricare/scaricare dalle ambulanze. Questo tipo di polmone possiede l’importante requisito di funzionare, non solo sul luogo dell’intervento, ma anche durante il trasporto del paziente al più vicino ospedale cittadino. Una vera apparecchiatura di elezione per interventi nei casi di asfissia o nei casi in cui necessita una respirazione artificiale controllata. Due apposite valvole, poste sul semicilindro superiore, permettono di regolare il valore massimo di decompressione e compressione ai livelli ritenuti necessari e sufficienti per una adeguata ventilazione polmonare. Speciali cerniere assicurano una rapida chiusura ermetica. La base serve anche da barella e da lettino chirurgico di circostanza.

SAI Ambrosini 1001 Grifo "Angelo dei bimbi" 1949 Museo Storico Alfa Romeo

Alla fine della Seconda guerra mondiale è un mondo nuovo: i motori avio Alfa Romeo non equipaggiano più bombardieri ma aerei da turismo e addestramento, spesso protagonisti di raid e imprese benefiche.

Un esempio significativo è il SAI Ambrosini 1001 Grifo che nel 1949 ha compiuto con Leonardo Bonzi e Maner Lualdi la tratta Milano - Buenos Aires per l’Opera di Assistenza Don Carlo Gnocchi. Battezzato “Angelo dei Bimbi”, è stato fra i primi aerei da turismo a effettuare la trasvolata atlantica: dopo aver volato da Milano a Dakar, fu privato di paracadute, equipaggiamenti e addirittura della radio per stivare la maggior quantità possibile di carburante. Giunto a Buenos Aires, ha trovato l’entusiastica accoglienza dei cittadini italiani emigrati in Argentina, raccogliendo generose donazioni utilizzate per dare un futuro ai “mutilatini” che Don Carlo Gnocchi cercava di curare dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale. Una storia tutta milanese di solidarietà, che negli anni difficili del Dopoguerra è diventata un esempio per tutta Italia.

Il velivolo appartenente al Museo è stato acquistato da un aeroclub di Roma nel 1973 e vanta una livrea identica all’aereo originale andato distrutto poco dopo l’impresa, nel corso di successive trasvolate in America Latina. Conservato per anni nei depositi, è stato recentemente restaurato e rimontato nel corridoio di ingresso del museo, in una sezione dedicata a un capitolo meno noto della casa automobilistica, quello relativo alla produzione aereonautica.

 

 

Foto storica con la benedizione dell’Angelo dei bimbi 1949

 

Foto: Museo Alfa Romeo

 

L’istituzione partecipa a Museo Segreto anche con un approfondimento video che sarà disponibile dalle 9.30 di domenica 7 marzo sul canale YouTube dell'Associazione MuseoCity

Tappeto delle tigri 1565 ca. Museo Poldi Pezzoli

Il tappeto, di grandi dimensioni (507 x 227 cm), rappresenta emblematicamente il Paradiso, immaginato come un giardino rigoglioso e lussureggiante: davvero un luogo ameno e affascinante per un popolo, come quello della Persia del XVI secolo, abituato a vivere in un ambiente prevalentemente arido e desertico.

Il medaglione centrale di colore blu, ornato da fiori e uccelli, è collocato su un fondo rosso, a sua volta decorato da alberi fioriti, fiori, draghi, uccelli, animali feroci e dalle urì, le creature angeliche, di genere femminile, del Paradiso musulmano. La bordura principale, a fondo azzurro chiaro, è caratterizzata dal motivo “herati”, che alterna palmette a coppie di foglie falciformi circoscriventi un fiore. La bordura secondaria interna di colore blu contiene invece una lunga iscrizione che elogia la bellezza del tappeto e ne dichiara la destinazione per lo Scià di Persia.

La policromia vivace, l’uso della seta e del filo metallico d’argento e d’argento dorato e la decorazione con elementi floreali e zoomorfi ci permettono di attribuire la tessitura del tappeto a un centro di produzione della Persia centrale, forse Qazvin, poco oltre la metà del XVI secolo.

Gian Giacomo Poldi Pezzoli acquistò questo splendido tappeto per 80 lire a un’asta svoltasi a Milano il 1° maggio 1855. Nel 2013 l’opera è stata sottoposta ad un accurato intervento di restauro.

 

 

© Museo Poldi Pezzoli, Milano

....

.... 1964 Museo Fratelli Cozzi Srl

Al Museo Fratelli Cozzi ci sentiamo custodi della memoria italiana e cittadina, lo raccontiamo ogni volta che coloriamo un quadro sociale a cornice delle nostre Alfa Romeo, seguendo la visione con cui Pietro Cozzi ha collezionato le 60 vetture oggi esposte al museo. Pietro, il fondatore, ha conservato sin dall’apertura della sua concessionaria, nel 1955, ogni modello di Alfa Romeo venduto, preservando i documenti inerenti alla commercializzazione, alla comunicazione, insieme a libri, giornali, trofei, merchandising, manuali tecnici. E’ proprio questo corredo di documenti che oggi ci permette non solo di ammirare la bellezza del design Made in Italy degli ultimi 60 anni, ma anche di tracciare un quadro storico, sociale, artistico del nostro Paese.
Il museo conserva nel proprio archivio copie dei giornali più diffusi nella città di Legnano (anni '60) a testimonianza degli articoli apparsi sulla presentazione dei nuovi modelli di auto. In quegli anni un vero evento pubblico, da fare nel cuore delle città, davanti a tutte le autorità e ai cittadini.
Nelle pagine di questi giornali, alcuni dei quali peraltro non esistono più, possiamo così leggere la città in quegli anni , scoprirne la vita, gli eventi, le attività commerciali.
Ecco come i musei curano la città: conservandone la storia, riscoprendone i protagonisti, valorizzandone le attività, raccontandone i percorsi. I musei sono arche: conservano il passato per traghettarlo nel futuro.

Acquario

L'Acquario per la città 1906 - 2021 Acquario e Civica Stazione Idrobiologica

L’Acquario Civico di Milano è attivo sul territorio milanese da oltre un secolo e svolge un ruolo di riferimento per tutto quanto concerne la cultura trasversale dell’acqua e la conoscenza scientifica degli ambienti acquatici, sottolineando il messaggio positivo collegato all’acqua e ai suoi effetti benefici.

Lo staff dell’Acquario è impegnato a dare un servizio di qualità al pubblico attraverso il percorso espositivo, le mostre temporanee e la didattica e svolge un ruolo sul territorio per attività di supporto alla città collaborando con altre Unità del Comune ed altri Enti per la tutela e la gestione della fauna acquatica milanese.

Verranno quindi presentati alcuni aspetti inediti di questa attività sul territorio attraverso immagini e brevi testi e verranno proposte visite guidate mirate alla conoscenza di specie che necessitano spesso di interventi in città.

Articoli di presentazione nuovi modelli Alfa Romeo 1964 Museo Fratelli Cozzi Srl

Al Museo Fratelli Cozzi ci sentiamo custodi della memoria italiana e cittadina, lo raccontiamo ogni volta che coloriamo un quadro sociale a cornice delle nostre Alfa Romeo, seguendo la visione con cui Pietro Cozzi ha collezionato le sessanta vetture oggi esposte al museo. Pietro, il fondatore, ha conservato sin dall’apertura della sua concessionaria, nel 1955, ogni modello di Alfa Romeo venduto, preservando i documenti inerenti alla commercializzazione, alla comunicazione, insieme a libri, giornali, trofei, merchandising, manuali tecnici. È proprio questo corredo di documenti che oggi ci permette non solo di ammirare la bellezza del design Made in Italy degli ultimi sessanta anni, ma anche di tracciare un quadro storico, sociale, artistico del nostro Paese. Il museo conserva nel proprio archivio copie dei giornali più diffusi nella città di Legnano (anni ‘60) a testimonianza degli articoli apparsi sulla presentazione dei nuovi modelli di auto. In quegli anni un vero evento pubblico, da fare nel cuore delle città, davanti a tutte le autorità e ai cittadini. Nelle pagine di questi giornali possiamo così leggere la città in quegli anni, scoprirne la vita, gli eventi, le attività commerciali.

Ecco come i musei curano la città: conservandone la storia, riscoprendone i protagonisti, valorizzandone le attività, raccontandone i percorsi. I musei sono arche: conservano il passato per traghettarlo nel futuro.

 

 

Courtesy Museo Fratelli Cozzi

Carretto per il pronto intervento 1900-1963 Centrale dell'acqua

A partire dai primi anni del 1900 fino al 1963 circa veniva utilizzato dagli addetti del servizio acquedotto un carretto per le operazioni di pronto intervento manuale sulla rete cittadina.

Al suo interno sono visibili le attrezzature che servivano per le piccole riparazioni: le chiavi di manovra delle valvole per il blocco del flusso d’acqua; le chiavi per aprire e chiudere i tombini; il mestolo per versare il piombo fuso e saldare le tubazioni ammalorate; l’idrante e la congiunzione per lo spurgo delle tubazioni (eliminazione dell’aria e dello sporco); le guarnizioni per tubazioni e valvole; gli attrezzi per sostituire i contatori dell’acqua. Il carretto rappresenta idealmente la cura che il servizio dell’acquedotto civico ha riservato negli anni all’ambiente nella metropoli milanese.

Francesco Messina e il calco della Rondanini 1973 Studio Museo Francesco Messina

Alla fine degli anni Sessanta, Francesco Messina è alla ricerca di uno spazio che possa ospitare il suo studio.
La scelta cade sulla chiesa sconsacrata – e molto ammalorata – di San Sisto, un luogo di culto tra i più antichi di Milano che, grazie all’intervento dello scultore di origine siciliana, è curato e salvato dalla rovina e dalla demolizione. Il restauro della chiesa – a esclusivo carico dell’artista – e la successiva trasformazione in studio-museo, restituiscono infatti alla città uno spazio rinnovato e aperto alla collettività.

In San Sisto ‘viveva’ il calco della Pietà Rondanini, il cui originale in marmo – estremo testamento artistico e spirituale di Michelangelo Buonarroti – fa parte dal 1952 delle collezioni civiche milanesi.

Il calco della Rondanini, comprato a Firenze negli anni Trenta, diventa per Messina un compagno durante il lavoro, presenza confortante e occasione di meditazione, come racconta lo stesso artista e come si vede in una puntata del programma RAI di Anna Zanoli Io e ... del 1973.

Oggi il calco si trova, per volontà dello scultore, ai Musei Vaticani.

 

 

A sinistra: Francesco Messina e il calco della Rondanini, 1973

 

A destra: La chiesa di San Sisto, sede dello Studio Museo Francesco Messina Veduta esterna dello Studio Museo Francesco Messina

Macchina da Scrivere ODELL 1893 Museo della Macchina da Scrivere

Si tratta di una macchina da scrivere “mono tasto” (con un solo tasto) prodotta nella stessa Chicago, principale città industriale dell’Illinois - USA, presentata all’Exposition del 1893, composta da pochi pezzi metallici, dal funzionamento lento e complicato. Il rullo porta foglio è posizionato in senso trasversale e consente solo l’uso di fogli di piccole dimensioni escludendo la possibilità di una copia con la carta carbone. Esistevano già nel 1893 altre macchine per uffici come le Calligraph e Remington, ma queste erano molto costose mentre la Odell aveva il vantaggio di un costo molto contenuto, ben venti volte meno delle altre. Ma il solo vantaggio economico non consentì alla macchinetta di affermarsi e oggi ne rimangono solo alcuni pezzi mal funzionanti. Una di proprietà del Museo sarà esposta al pubblico in occasione di MuseoCity 2021; esempio significativo di produzione industriale realizzata per diventare uno strumento tecnologico alla portata di tutti.

Pietre, frammenti di pasta di vetro appartenuti a Lucio Fontana 1952-1956 Casa Museo Boschi Di Stefano

Nel corso degli anni i due coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, complice l’amicizia con l’artista, riuscirono a collezionare numerose opere di Lucio Fontana, oggi esposte nelle sale della Casa Museo Boschi Di Stefano e del Museo del Novecento. Questa attenzione si intrecciava alla passione di Marieda per la scultura: al piano terra della palazzina di via Jan 15 che ospita il Museo, aveva aperto negli anni Cinquanta una scuola di ceramica, consacrando una vocazione coltivata sin dagli anni giovanili.

Al recupero di questi spazi si deve il recente ritrovamento di alcune “Pietre” probabilmente appartenute a Fontana: si tratta di tre frammenti di pasta di vetro, materiale che l’artista era solito apporre sulla tela di supporto di alcune sue opere. Oltreché un omaggio nei confronti di Lucio Fontana, che seppe dare nuovi impulsi all’arte, l’esposizione di questi oggetti vuole stimolare una complessa riflessione. Espressioni del fare artistico, emblemi dell’entusiasmo collezionistico, rappresentazioni di un’amicizia, le “pietre” ci invitano a esplorare il potenziale dell’arte: mezzo espressivo per chi la pratica, coinvolgimento emotivo per chi la osserva, ma anche esperienza in grado di stimolare valori simbolici individuali o collettivi.

La pasta di vetro trovò applicazione a Murano dal XVII secolo, quando il maestro vetraio Giovanni Darduin trascrisse la prima ricetta della “pasta stellaria overo venturina”, ottenuta fondendo vetro con ossidi di piombo, di stagno, di rame rosso e di ferro.

Progetto sede Archivio Ex mercato QT8, progetto urbanistico CASVA - Centro Alti Studi sulle Arti Visive

Il CASVA nasce nel 1999 dall’incontro tra Alessandra Mottola Molfino e Zita Mosca Baldessari, che, insieme, sognavano di dotare la città di Milano di un grande centro che raccogliesse tutte le fonti iconografiche per lo studio delle arti visive sul territorio milanese. Attualmente l’istituto conserva 25 archivi di architetti, designer, urbanisti e grafici che hanno avuto come centro della loro attività Milano.

La presenza del CASVA a Milano è espressione di una relazione con la città che si sostanzia in un preciso progetto scientifico, ovverossia la ricostruzione della vicenda della “scuola di architettura” di Milano nel Novecento.

L’istituto sta lavorando alla realizzazione della propria nuova sede che si collocherà nel quartiere iconico per l’urbanistica e l’architettura del Novecento del QT8, una delle zone più tormentate della Milano del dopoguerra, palude e montagna di macerie (e di corpi). La tenacia di Bottoni e di coloro che lo hanno seguito hanno portato a compimento un modello di città giardino, incompiuto, come purtroppo spesso succede, ma ancora unico e esemplare modello di quartiere sperimentale in una delle poche metropoli degne di questo nome in Italia. L’ex mercato del QT8, futura sede dell’archivio, svolgerà quindi il ruolo di epicentro formale e operativo del quartiere con un focus particolare alla qualità architettonica del contesto e con attività rivolte ai suoi abitanti.

 

 

Courtesy: blog.urbanfile.org

 

Più specifiche informazioni sulle raccolte documentarie si trovano sul sito (https:// casva.milanocastello.it/it).

Sistro Età romana Parco Archeologico dell'Anfiteatro romano e Antiquarium "Alda Levi"

Questo sistro in bronzo di epoca romana, integro e ben conservato, appartiene alla collezione “Giulio Sambon”, in passato conservata presso il Museo Teatrale alla Scala. Si tratta di un particolare strumento musicale a percussione, molto diffuso nell’Antichità: veniva utilizzato scuotendolo con le mani, in modo che le asticelle mobili inserite al suo interno andassero a urtare ritmicamente con le loro estremità contro la superficie della lamina metallica, producendo un suono caratteristico. L’oggetto appare particolarmente raffinato ed originale nella sua concezione: il manico è configurato come una sorta di bastoncello ligneo mentre alla sommità compare la piccola immagine a tutto tondo di una gatta accucciata, nel cui grembo sembra riposare un personaggio rannicchiato. Questo genere di strumenti era strettamente legato alla figura di Iside, dea egizia il cui culto conobbe un grande favore anche nel mondo romano e che ne era considerata la mitica inventrice. I rituali in onore di questa divinità venivano praticati da una vasta schiera di devoti ed erano connessi a particolari credenze misteriche di carattere salvifico. Si pensava che il suono ritmico dei sistri, normalmente impiegati durante le cerimonie sacre, fosse in grado di ingenerare nei fedeli un benefico stato di leggera trance e avesse anche il potere di tenere lontani gli spiriti maligni.

--

Cripta di San Sepolcro XI secolo Veneranda Biblioteca Ambrosiana

La chiesa di San Sepolcro fu fondata nel 1030, quando un monetiere di Milano di nome Rozzone fece erigere sull’antico foro romano una chiesa inizialmente consacrata alla Santissima Trinità. Il 15 luglio 1100, dopo la riconquista di Gerusalemme, a memoria di questo straordinario evento, la dedicazione venne mutata in chiesa del Santo Sepolcro. A motivare questa titolazione è la presenza, sin dalle origini, di una vera e propria chiesa ipogea contenente la copia del sepolcro di Cristo e al cui interno, secondo la tradizione, venne posta la terra prelevata dai Crociati a Gerusalemme. Luogo di profonda sacralità, nel XVI secolo la chiesa inferiore di San Sepolcro fu scelta da san Carlo Borromeo come personale luogo di preghiera, dove si recava ogni mercoledì e venerdì pomeriggio. La cripta contiene inoltre una delle testimo- nianze più antiche della storia della città: la pavimentazione proviene infatti dal foro romano del IV secolo, la piazza principale dell’antica Mediolanum. Nel 1928, con la soppressione della Parrocchia di San Sepolcro, la chiesa venne annessa al patrimonio della Biblioteca Ambrosiana, che ancor oggi la amministra.

La cripta è stata oggetto di un intervento di restauro finanziato dal MiBACT terminato nel 2019, volto al recupero delle superfici decorate. L’antico cielo stellato e l’intero apparato decorativo medievale sono stati liberati dalle tinteggiature che li avevano tenuti nascosti per secoli, svelando cicli decorativi inediti e restituendone l’originale bellezza.

AA.VV

Arte e cultura caffè nei bolli chiudilettera storici 1930-1950 MUMAC - Museo della Macchina per caffè di Gruppo Cimbali

Erinnofilia è il termine con cui si definisce il collezionismo di “bolli chiudilettera”: etichette simili a francobolli, ma non utilizzabili per l’affrancatura perché senza alcun valore di tipo fiscale o postale. Il termine deriva dal tedesco Erinnerung che significa “ricordo”: si tratta di bolli commemorativi usati come etichette chiudi-lettera o chiudi-pacco che avevano un carattere celebrativo di eventi passati o per annunciarne di futuri, per promuovere prodotti e reclamizzarli (il loro minimalismo grafico ha anticipato i moderni concetti del linguaggio pubblicitario) o ancora per scopi propagandistici. Veicolo di storia, arte, cultura e tradizioni, l’origine risale forse alla metà dell’Ottocento, quando venivano applicati per sigillare le lettere in sostituzione della ceralacca: veri e propri manifesti in miniatura di grafica raffinata ed essenziale. Per Museo Segreto MUMAC estrae alcune immagini dalla raccolta di oltre 1000 bolli chiudilettera originali presenti nel suo archivio, tutti aventi per soggetto il tema del caffè, stampati da varie torrefazioni tra il 1930 e il 1950, riflesso degli usi e del consumo della bevanda nelle epoche di riferimento.

 

Per saperne di più, vi aspettiamo online il 5 marzo alle 15 sul canale Facebook di MUMAC.

Alberto Zilocchi

Rilievo 1964 Archivio Alberto Zilocchi

Questo Rilievo (mai esposto) colpisce subito per la liricità delle sue linee e del suo colore: bianco. Un bianco acrilico opaco su tavola che si presenta con estroflessioni geometriche che creano giochi di luci e di ombre sulla superficie. Il bianco di Zilocchi – unico colore utilizzato dall’Artista in tutta la sua ricerca espressiva, il bianco inteso dall’Artista come luce e somma di tutti i colori – esprime la sua relazione con la luce in maniera totalizzante, portando lo spettatore in una dimensione che va oltre la fisicità materiale. L’opera si presenta in una dimensione eterea e assoluta che colpisce chi la osserva, arrivando al suo profondo. Zilocchi racconta di creare da una superficie, generalmente quadrata, dei rilievi formati da pieni e da vuoti ordinati secondo un sistema numerico. Essi non sono usati in funzione decorativa ma costruttiva, per creare una contrapposizione di forme che nascono da una superficie a dettare uno spazio. Ecco, allora, che lo spazio che si va a delineare dà forma e colpisce l’interiorità dello spettatore. Il colore bianco sembra rappresentare l’assoluto, delimita un luogo mentale e definisce, nella sua essenzialità, un divenire. Un divenire che il singolo osservatore può delineare con la sua personale prospettiva. Vediamo, quindi, come questa opera possa sollecitare un sentimento di infinito nell’osservatore, andando a toccare le corde della sua anima, come accadeva con un diverso linguaggio artistico con i fondi oro del trecento italiano.

Archivio