Palazzo dell'Arengario

Piero Portaluppi, Enrico Agostino Griffini,

Pier Giulio Magistretti, Giovanni Muzio

Palazzo dell’Arengario,

1936-1956

 

Sorto sull’area dove si trovava la cosiddetta “manica lunga”, prolungamento di Palazzo Reale demolito durante la sistemazione dell’area del Duomo, il Palazzo dell’Arengario si compone di due volumi affacciati sulla piazza, che si contrappongono alla Galleria aprendo un passaggio verso piazza Diaz. I corpi, di cui quello a sinistra costituisce il vero e proprio Arengario connesso con la piazzetta di Palazzo Reale, sono rivestiti in marmo di Candoglia. Un portico pilastrato aperto da portali rettangolari, sul quale si sviluppa una balconata continua, caratterizza il piede dei due padiglioni, mentre il secondo livello è forato da una doppia serie di alte arcate a tutto sesto.

Il progetto originale prevedeva una forte presenza artistica declinata attraverso monumentali bassorilievi e figure a tutto tondo. Ad Arturo Martini viene affidato il compito di rappresentare, attraverso grandi bassorilievi, la gloria dell’antico e del medioevo milanese; ad Antonio Majocchi quello di narrare i fasti della Milano del Settecento e di quella fascista, mentre a Marino Marini si affida la rappresentazione delle conseguenze dell’età moderna. Una stele da collocare sotto l’Arengo, ad opera di Francesco Messina, avrebbe dovuto presentare le Tre Vittorie: Perseo e Medusa, simbolo dl trionfo del fascismo sul comunismo, La guerra, emblema della forza della stirpe italiana, e La vittoria. A completamente del programma decorativo le sei logge del piano superiore dovevano ospitare altrettante figura a tutto tondo simbolo allegorico della Milano romana, medievale, rinascimentale, napoleonica, risorgimentale e fascista. Il danneggiamento del fabbricato, ancora incompleto, durante la guerra fermò i lavori e portò a una revisione del progetto nel dopoguerra. Dell’intero programma decorativo rimangono, nella parte basamentale, una parte dei bassorilievi e le cornici floreali per portali ad opera di Giacomo Manzù. Nel 2010, a seguito di un restauro ad opera di Italo Rota, il corpo di sinistra è divenuto sede del museo del Novecento.

DETTAGLI
Piazza Duomo,