Archivio Mosè Bianchi - Archivio Pompeo Mariani - Archivio Elisabetta Keller

INTRODUZIONE GENERALE E SINTESI DESCRITTIVA DEGLI ARCHIVI a cura di Giovanni Pitscheider © 2022

 

L’Associazione Culturale per la tutela, lo studio, la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Elisabetta Keller, nasce dall’idea di Giovanni B. Pitscheider (erede e discendente di sangue di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani e della pittrice Elisabetta Keller), con l’intento di ridare respiro storico al lascito culturale dei tre grandi artisti italiani. Lo statuto dell’Associazione è stato costituito come ente giuridico il 23 maggio 2015.

Il Comitato Scientifico e il Consiglio direttivo è composto, oltre che da Giovanni Pitscheider, da autorevoli storici dell’arte come il dottor Paolo Lunardi Versienti dell’Università degli Studi di Milano, da Aurora Scotti già professore ordinario presso il Politecnico di Milano, nonché punto di riferimento per gli studi su Pellizza da Volpedo e autrice di testi di indiscussa importanza per la conoscenza della storia dell’arte e dell’architettura italiana, dal professore Rodolfo Profumo, esperto conoscitore di pittura italiana tra ’800 e ’900, autore di studi specialistici del periodo, e dal professore Paolo Biscottini il più importante studioso dell’opera di Mosè Bianchi, autore del catalogo ragionato a lui dedicato e curatore dell’ultima grande mostra nazionale “Mosè Bianchi e il suo tempo” tenutasi alla Villa Reale di Monza nel 1987.

L’Archivio Mosè Bianchi, (http://www.archiviomosebianchi.org/), l’Archivio Pompeo Mariani (http://www.archiviopompeomariani.org/) e l’Archivio Elisabetta Keller (http://www.archivioelisabettakeller.org/) conservano diverse tipologie di oggetti e documenti appartenuti agli artisti. Questi preziosi materiali sono giunti alla famiglia Pitscheider grazie alla continuità familiare ereditaria diretta che unisce questi tre grandi alberi genealogici. Mosè Bianchi (1840-1904) e Pompeo Mariani (1857-1927) si legano al pronipote e nipote Giovanni Battista Pitscheider (1883-1964), il quale, sposando la pittrice Elisabetta Keller (1891-1969) diede successione ai suoi due figli: Benedetta (1916-2003) e Umberto Pitscheider (1918-2013). Umberto è dunque il filo conduttore che porta alle origini, essendo pro-pronipote di Mosè Bianchi, pronipote di Pompeo Mariani, figlio di Elisabetta Keller e Giovanni Battista Pitscheider Senior, nonchè padre di Giovanni B. Pitscheider, attuale membro del Comitato Scientifico e presidente dell’Associazione Culturale e dei tre archivi ad essa legata.

Gli archivi sono costituiti da fotografie, lettere, cataloghi di esposizioni, riviste e articoli di fortuna critica, studi giovanili e opere, oltre ad oggetti, come cornici, pennelli, materiali di scena tipici dell’atelier dei pittori della fine dell’Ottocento. Questo insieme eterogeneo di testimonianze rappresenta una traccia storica e antropologica di rilevante importanza sia per la sua provenienza certificata, sia perché permette di ricostruire in modo preciso la prassi lavorativa di tre grandi pittori. Questo centro di memoria e di studio sulla pittura a cavallo tra Ottocento e Novecento ha la sede nello storico atelier della pittrice Elisabetta Keller, in viale Beatrice d’Este 17 a Milano.

 

I FONDI FOTOGRAFICI

 

Le raccolte fotografiche si presentano estremamente sfaccettate e ricche. Ma se una descrizione puramente quantitativa dei fondi fotografici (migliaia di negativi su lastre di vetro, positivi e stampe), può offrire già di per sé un’idea accattivante dei materiali delle collezioni pressoché inedite, ancora più interessante ne risulta l’analisi dei suoi contenuti, in special modo se messi in relazione con la storia della pittura italiana della seconda metà dell’800 e con le biografie di chi ha eseguito e utilizzato quelle immagini; due pittori che ebbero un ruolo importante nella storia dell’arte italiana: Mosè Bianchi e Pompeo Mariani.

I nuclei fotografici dell’Archivio Pompeo Mariani e dell’Archivio Mosè Bianchi sono tra i lasciti più spettacolari dell’atelier. La qualità compositiva delle fotografie, sia su carta che su lastre di vetro, impressionate con i sali di bromuro d’argento, sono in uno stato di conservazione quasi perfetto. Particolarmente interessanti sono gli scatti che ritraggono Pompeo Mariani con tavolozza, tela e pennelli intento a dipingere, quasi a suggerire un gioco circolare del quadro nel quadro, nella scia di un filone iconografico largamente sperimentato tra gli artisti già dal Rinascimento, ma qui interpretato con nuovi mezzi tecnici. E poi ancora paesaggi montani, atmosfere marine, scorci cittadini, pose di modelle; è ampio il ventaglio visivo nell’uso di quelle iniziali camere fotografiche. Non fu estraneo a queste suggestioni l’esempio che Mariani assorbì dallo zio Gerardo Bianchi (1842-1916), fratello minore di Mosé Bianchi, che pur essendo un pittore minore esercitò con successo la professione di fotografo tra Monza e Milano. Anche le immagini fotografiche dell’Archivio Elisabetta Keller sono studi compositivi scattati per il suo atelier di ritrattista. Molte sono le immagini di ambito familiare tra le quali risultano più intense e significative quelle della giovane Elisabetta impegnata in spedizioni montane, insieme ad Achille Ratti (futuro Papa Pio XI) oppure quelle che ritraggono Villa Keller, a Monza, e i suoi abitanti nell’ultimo scintillante colpo di coda della Belle Époque. La familiarità dei Keller con la fotografia ha permesso di raccogliere un portfolio di immagini d’epoca di eccezionale valore estetico.

 

LE LETTERE

 

L’Archivio Mosè Bianchi, l’Archivio Pompeo Mariani e l’Archivio Elisabetta Keller, preservano un nucleo di carteggi e di lettere autografe di straordinaria valenza, un vero “tesoro”. Questa moltitudine di pagine di testimonianze dirette vissute dai suoi protagonisti ci raccontano di avvenimenti artistici importanti, ma anche di episodi più personali e familiari, restituendoci un quadro di quello che un “professionista dell’arte” doveva affrontare nella sua quotidianità. In esse si possono leggere i percorsi di carriera dei tre artisti. La triangolazione diretta permette di conoscere i pensieri che Mosè Bianchi ha indirizzato al nipote Pompeo e viceversa, i consigli che il Mariani ha elargito alla giovane Elisabetta Keller quando la esortò a seguire il Maestro Stefano Bersani che insegnava a Brera, e le conseguenti riflessioni sull’arte che la Keller scriveva a Pompeo Mariani, diventato in seguito uno zio acquisito.

Il loro numero, nell’ordine di decine di migliaia di pagine, sono raccolte in circa 50 faldoni, parte dei quali sono già stati digitalizzati. Questi scritti compongono nella loro totalità un puzzle socio-artistico di tutto rispetto. I carteggi hanno per tema argomenti artistici che Mariani e Bianchi scambiavano con i loro colleghi tra cui si segnalano Domenico Morelli, Giuseppe De Nittis, Emilio Gola, Luca Beltrami, Eleuterio Pagliano, Vittore Grubicy de Dragon, Pellizza da Volpedo, i fratelli Bazzaro, Aldo Carpi solo per citarne alcuni. In essi si alternano informazioni su mostre ed esposizioni, giudizi caustici e lusinghieri su critici e colleghi, accordi presi con collezionisti e galleristi in un caleidoscopio di formidabile vivacità.

Il fondo epistolare di Elisabetta Keller, si è formato nel corso della sua esistenza dedicata totalmente al mestiere di pittrice. Essa ha vissuto immersa nell’ambiente artistico della sua epoca, frequentando colleghi e critici d’arte, raccogliendo e tramandandoci documenti e materiali che oggi possono essere studiati per meglio capire alcuni avvenimenti importanti della sua biografia e della temperie culturale di cui faceva parte. La sua carriera, tra attività espositiva e committenza privata, formata prevalentemente dall’alta borghesia milanese e internazionale, si sviluppa dagli anni Venti in poi. Attraverso il vasto epistolario kelleriano, ancora in corso di digitalizzazione, è possibile chiarire con grande precisione episodi, eventi artistici, passaggi culturali e le dinamiche del mercato dell’arte. Tra le corrispondenze si segnalano quelle intercorse con artisti come Mario Sironi, Adolfo Wildt, Aldo Carpi, Gino Romiti, Fiorenzo Tomea, e un corpus speciale di decine di lettere ricevute e indirizzate al poeta milanese Delio Tessa.

 

I CONTRIBUTI CRITICI

 

Gli archivi conservano la quasi totalità delle testimonianze che, nel corso dei decenni di attività, hanno cercato di indagare la fenomenologia artistica e gli spunti più rilevanti della pittura dei nostri artisti monzesi. Le prime risalgono alla seconda metà degli anni ’70 dell’Ottocento, e sono composte da materiali eterogenei, che vanno dalle semplici recensioni su periodici dell’epoca, a scritti più impegnativi su riviste specializzate (come ad esempio Emporium o L’Illustrazione italiana); ma anche saggi di presentazione di cataloghi e schede di quadri che hanno viaggiato negli anni tra le mostre del Paese. Per tenersi sempre aggiornati sui concorsi e sull’esposizioni, Pompeo Mariani e Mosè Bianchi erano abbonati alle riviste d’Arte nazionali ed internazionali come ad esempio La Gazzetta degli Artisti. Recentemente l’Archivio Mosè Bianchi ha inglobato nelle sue raccolte, i materiali di studio che servirono alla realizzazione di un importante catalogo ragionato su Mosè Bianchi, ad opera del professore Paolo Biscottini. Grazie alla donazione dello studioso che ha indagato con maggiore profondità la vita e l’opera del pittore, e alle centinaia di carte e testimonianze conservate tramite la famiglia Pitscheider oggi l’archivio raccoglie il più importante nucleo di documentazione sulla vita e l’opera di Mosè Bianchi. Nell’Archivio Elisabetta Keller sono invece depositati articoli di giornali, riviste, recensioni di mostre curate dai critici dell’epoca come Giorgio Nicodemi, Margherita Sarfatti, Guido Verga, Aldo Carpi, Guido Marangoni, etc..

 

LE OPERE

 

Gli archivi custodiscono anche una piccola collezione di opere che fanno parte dei lasciti familiari giunti ai Pitscheider, discendenti per sangue e parentela dei pittori Mosè Bianchi, Pompeo Mariani ed Elisabetta Keller. Il corpus di queste opere, per la maggior parte di non grandi dimensioni, è composto soprattutto da disegni, bozzetti e studi più elaborati, molto interessanti per comprendere la tecnica e l’abilità compositiva dei tre artisti. Alcuni di questi sono stati esposti in mostre nel corso degli anni; ma la gran parte sono dei piccoli capolavori che non hanno ancora avuto l’occasione per “presentarsi” al pubblico. Questo scrigno è la pietra di paragone (assieme alle opere conservate nei musei pubblici italiani e a quelle dei collezionisti privati) per una corretta lettura sull’autenticità e autografia delle loro opere.

 

Apertura venerdì 4, ore 10-18

Ingresso gratuito e libero con prenotazione obbligatoria, come le visite guidate e le conferenze in programma: T. 347 1565884 | info@archiviomosebianchi.org | info@archiviopompeomariani.org | info@archivioelisabettakeller.org

DETTAGLI
Viale Beatrice d'Este 17, 20122 MILANO
Museo segreto
Eventi museo city
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