Statuetta-reliquario in forma di gatto

Ignoto

Epoca Tarda - Epoca Tolemaica (664-30 a.C.)
Bronzo; oro (orecchino)

Sono oggi ben noti gli effetti positivi e il potere terapeutico di alcuni animali sulle persone. Anche nell’immaginario delle civiltà antiche essi hanno sempre avuto un ruolo rilevante o perché legati all’ambito domestico e utili alla sopravvivenza dell’uomo o perché temibili per la loro ferocia e quindi simbolo di pericolo e di morte.
Nell’antico Egitto il gatto era assimilato al lato pacifico di una delle dee più feroci e vendicative: la dea leonessa Sekhmet, la quale, appunto, ‘pacificata’ dai corretti riti, si trasformava nella dea-gatta Bastet, dea dell’amore, del focolare domestico e della famiglia. Bronzetti come questo erano in origine immagini offerte a Bastet da parte dei devoti come accompagnamento a una richiesta di aiuto o come ringraziamento per aver ottenuto il beneficio auspicato.
I tanti bronzetti raffiguranti questo felino pervenuti nelle collezioni museali di tutto mondo fin dalla riscoperta dell’Egitto seguita alla spedizione di Napoleone rispecchiano il particolare apprezzamento verso queste raffigurazioni animali, di cui si è poi progressivamente riscoperto il significato originario di immagine divina.


Courtesy Milano,
Civico Museo Archeologico Foto: Giuseppe Giudici

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