Pietre, frammenti di pasta di vetro appartenuti a Lucio Fontana
Sconosciuto
1952-1956
Nel corso degli anni i due coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, complice l’amicizia con l’artista, riuscirono a collezionare numerose opere di Lucio Fontana, oggi esposte nelle sale della Casa Museo Boschi Di Stefano e del Museo del Novecento. Questa attenzione si intrecciava alla passione di Marieda per la scultura: al piano terra della palazzina di via Jan 15 che ospita il Museo, aveva aperto negli anni Cinquanta una scuola di ceramica, consacrando una vocazione coltivata sin dagli anni giovanili.
Al recupero di questi spazi si deve il recente ritrovamento di alcune “Pietre” probabilmente appartenute a Fontana: si tratta di tre frammenti di pasta di vetro, materiale che l’artista era solito apporre sulla tela di supporto di alcune sue opere. Oltreché un omaggio nei confronti di Lucio Fontana, che seppe dare nuovi impulsi all’arte, l’esposizione di questi oggetti vuole stimolare una complessa riflessione. Espressioni del fare artistico, emblemi dell’entusiasmo collezionistico, rappresentazioni di un’amicizia, le “pietre” ci invitano a esplorare il potenziale dell’arte: mezzo espressivo per chi la pratica, coinvolgimento emotivo per chi la osserva, ma anche esperienza in grado di stimolare valori simbolici individuali o collettivi.
La pasta di vetro trovò applicazione a Murano dal XVII secolo, quando il maestro vetraio Giovanni Darduin trascrisse la prima ricetta della “pasta stellaria overo venturina”, ottenuta fondendo vetro con ossidi di piombo, di stagno, di rame rosso e di ferro.
Presente in
Casa Boschi Di Stefano
Via Giorgio Jan 1520129 Milano