Ritratto di Isotta Brembati
Giovanni Battista Moroni
1553 circa
Olio su tela
Nella sala dell’Età dell’Oro, dove sono conservati i capolavori più antichi della Collezione Moroni, incontriamo il ritratto di Isotta Brembati (1534 c.-1586), uno dei più importanti della raccolta. Appartenente a una nobile famiglia bergamasca, figlia di Gerolamo Brembati e della nobile bresciana Daria Rovati, Isotta rimane vedova di Lelio Secco d’Aragona di Calcio, dal quale aveva avuto 4 figli, e si risposa nel 1561 con Gian Gerolamo Grumelli. Unica donna inserita da Donato Calvi nella sua Scena letteraria degli scrittori Bergamaschi, compone in 4 lingue (latino, italiano, francese e spagnolo), scrive sonetti, inventa imprese ed è grande oratrice. Brembati ha stretti legami con Milano: qui impressiona il Senato con le sue orazioni in latino e partecipa a circoli letterari. Nella sua città fonda un circolo letterario e lo dedica al Giardino delle Esperidi. Nel dipinto, un tempo conservato nella Sala della Gerusalemme Liberata, la donna è rappresentata a figura intera, seduta su una dantesca entro uno spazio interno decorato da semicolonne in marmo. Il ritratto a figura intera di personaggio seduto era rarissimo all’epoca soprattutto per le figure femminili, avendo uno scopo ufficiale, che difficilmente, allora, riguardava le donne. Pur trattandosi di un’opera dalla caratterizzazione ufficiale non mancano elementi di forte realismo: l’incarnato acceso, il naso pronunciato, le labbra prominenti e il mento segnato fanno pensare a un ritratto al naturale.
Presente in
Palazzo e Giardini Moroni
Via Porta Dipinta 1224129 Bergamo