SPCE - Struttura policicla a controllo elettronico
Eugenio Carmi
1966
SPCE - Struttura policiclica a controllo elettronico: questo è il nome ideato da Gillo Dorfles per la macchina generatrice di immagini inventata da Eugenio Carmi nel 1966. Carmi intuisce precocemente la possibilità che l’elettronica può essere considerata materiale d’arte, come già aveva fatto negli anni precedenti con le ricerche su materiali non nobili e di risulta. SPCE nasce da un gruppo di lavoro tra l’artista e tre ingegneri: “ci incontrammo una sera di gennaio. Per due ore l’unica cosa che ci accumunava era un bicchiere di whisky con ghiaccio, anzi quattro, uno per uno. Per il resto sembrava un colloquio fra tre pastori del Kazakistan e un barcaiolo della Liguria”. Nonostante tutte le difficoltà, la realizzazione del SPCE prende il via in un’officina situata in un antico palazzo del centro storico genovese, come documentano le foto di Lisetta Carmi che vedono i quattro all’opera e dove si evidenzia il contrasto tra l’antica officina e il futuro. La macchina pensata da molto tempo da Carmi deve avere però una realizzazione estremamente velo- ce, perché deve andare alla XXXIII Biennale di Venezia che apre il 18 giugno 1966. “La nostra collaborazione non era facile e mi fu subito chiaro che questo dipendeva dai diversi contenuti dei nostri pensieri. Mentre per un tecnico l’immagine è una informazione fornita da un apparecchio, per me essa è parte del nostro mondo emotivo. Per me la componente irrazionale può essere determinante, per l’ingegnere no.” La macchina riesce ad arrivare a Venezia, ma funzionerà a singhiozzo e solo con l’assistenza di un ingegnere.
© Lisetta Carmi - Martini & Ronchetti Courtesy Archivio Eugenio Carmi
Presente in
Archivio Eugenio Carmi
Via Nicola Palmieri 3620141 Milano