Solitudine

Elisabetta Keller

1941
Olio su tavola

L’opera Solitudine può considerarsi un inedito in quanto l’ultima volta che venne esposta in Italia fu a Milano alla mostra personale della pittrice Elisabetta Keller presso la Galleria Cairola nel lontano 1954. Dopo 69 anni si ripresenta al pubblico per la straordinaria occasione di Museo Segreto.
La composizione si sviluppa su un formato quasi quadrato e i personaggi ritratti raccontano il tema dell’incomunicabilità dentro lo spazio di un fotogramma pittorico. Questo prelude e fa immaginare la scena cinematografica di un non dialogo. La posizione dei corpi infatti suggerisce inquadrature alternate di un campo e un controcampo dentro una narrativa filmica. Solitudine anticipa di vent’anni il tema universale dell’incomunicabilità raccontato nei film del regista Michelangelo Antonioni.
Se l’ambiente proposto nel dipinto è molto semplificato, la superficie pittorica è invece molto ricca e materica. La luce, provenendo da sinistra, produce ombre coerenti sulla destra sia del viso girato a favore dell'osservatore, che del portafrutta contenente delle mele rosse. Le figure sono delineate con delle pennellate veloci e decise, dai contorni neri e occasionalmente blu cobalto, uno dei colori preferiti e distintivi della Keller.
Quest'opera, insieme a molte altre di questo periodo, inserisce la pittrice nel periodo Novecentista e come scrisse la critica del tempo: "con l'arte della Keller la tradizione si è con cautela unificata nel modernismo" (L' Ambrosiano, 1941).

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