Olivetti Elea 9003

Mario Tchou e Ettore Sottsass

1959

Elea 9003 è uno dei modelli di calcolatori mainframe ad altissime prestazioni sviluppati dall’Olivetti. Si tratta del primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia e uno dei primi al mondo. A partire dal 1956 il Laboratorio Ricerche Elettroniche della Olivetti iniziò la progettazione di un calcolatore di grandi dimensioni (mainframe) denominato ELEA9000, essendo ELEA l’acronimo di Elaboratore Elettronico Aritmetico (poi Automatico) scelto come omaggio alla polis di Elea, colonia della Magna Grecia, sede della scuola eleatica di filosofia. Per il suo sviluppo venne costituito un gruppo di lavoro composto da giovani ricercatori entusiasti ed affiatati responsabile del quale fu Mario Tchou, un ingegnere italiano di origini cinesi. Fondamentale fu l’attenzione posta dalla Olivetti al design della macchina che doveva essere ergonomica, elegante, funzionale e semplice da utilizzare; di questo aspetto della progettazione venne incaricato Ettore Sottsass che operò in modo da strutturare le varie parti secondo una logica modulare; vennero ad esempio eliminati gli enormi armadi pieni di componentistica tipici dei “vecchi” elaboratori mentre anche il complesso passaggio delle centinaia di cavi necessari al funzionamento venne razionalizzato con canaline e tubi di nuova concezione. Presentato nel 1957 alla Fiera Campionaria di Milano il progetto consentì a Sottsass di vincere due anni dopo il prestigioso Compasso d’Oro. La sua produzione fu avviata nel 1959; realizzato in alcune decine di unità (circa 40) fu installato presso importanti aziende in Italia prime delle quali la Marzotto di Valdagno (VI) e il Monte dei Paschi di Siena. Dotata di funzione multitasking, era in grado di eseguire tre programmi contemporaneamente. ELEA9003 è dotato di una memoria a nuclei di ferrite, con memorie di massa a nastro magnetico. Il supporto a nastro magnetico poteva anche essere utilizzato per l’input dei dati previa una conversione fuori linea da schede perforate o da nastro perforato. Oggi non ne restano che pochissimi esemplari al mondo tra cui quello in possesso del Museo che è composto dalla sola consolle di controllo.

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