Quattro teste femminili
Scultore lombardo
Sec XVI
Le quattro teste femminili facevano parte della ricchissima collezione di opere d’arte della famiglia Archinto che aveva curato l’allestimento dei materiali lapidei nel palazzo avito prospiciente il Naviglio interno, in corrispondenza dell’attuale via Fatebenefratelli, ponendo le “teste e i marmi e le iscrizioni” sia nel giardino sia nelle sale interne che accoglievano inoltre una prestigiosa quadreria. In larga misura le sculture e le lapidi provengono da scavi condotti nei beni posseduti dagli Archinto o da palazzi dove i membri di questo illustre casato hanno avuto un ruolo pubblico. Benché non sia documentato, è possibile che le teste femminili provengano da palazzo Marino e che, divelte dal cornicione sommitale, siano giunte agli Archinto tramite l’eredità di Carlo Omodei. In effetti le dimensioni, i caratteri stilistici e la materia inducono ad associare le teste alla lunga sequenza di protomi che caratterizzano le facciate originarie dell’edificio, commissionato dal banchiere Tommaso Marino e realizzato su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi. Malgrado presentino un carattere seriale, ognuna delle teste ha un’impronta particolare sia nei dettagli della capigliatura sia nell’espressione della fisionomia, indice di una notevole sapienza scultorea da parte dell’artista di cui sfuggono ad oggi i dati anagrafici. Per tutta la prima metà del Novecento le teste figuravano nella sala XV, detta dei Scarlioni, insieme ad un ampio repertorio architettonico e scultoreo scelto per testimoniare l’arte lombarda del pieno Cinquecento. Dal 1956, le teste, allontanate da questo contesto, guardano dall’alto, in posizione isolata, il flusso dei visitatori che transitano prima di accedere alle sale espositive del Museo d’Arte Antica.
Presente in
Castello Sforzesco - Museo d'Arte Antica
Castello Sforzesco20121 Milano