Stele funeraria dei fabbri ferrai

Civico Museo Archeologico di Milano
Fine del I secolo d.C.
pietra d'Istria

Accanto a strutture architettoniche più complesse, i monumenti funerari più diffusi e adottati dai ceti medi nel I e II secolo d.C. sono altari e stele in pietra decorate dai ritratti dei defunti e da iscrizioni dove in poche righe scolpite nella pietra erano raccolti i dati fondamentali per il loro riconoscimento. Le epigrafi e le immagini che ad esse si accompagnavano sono quindi importanti testimonianze della comunità di Mediolanum in età romana, che scopriamo essere particolarmente dedita ad attività imprenditoriali e commerciali. È il caso dell’esemplare selezionato offerto dal liberto Sesto Magio Licinio a sé stesso e al suo patrono Sesto Magio Turpio con il quale era legato da affetto e dal mestiere: erano infatti soci in un’impresa di fabbri ferrai, come ben è esplicitato dagli strumenti, martello e tenaglia, tipici dell’arte ferraria, tenuti nella mano del personaggio di destra, probabilmente il patrono per l’anello sigillo al dito. La collaborazione professionale è rappresentata dal gesto della dextrarum iunctio, ovvero la stretta di mano che a Roma aveva valore legale. Entrambi vestono la toga, l’abito del cittadino romano, ma hanno tratti e capigliatura differenti a distinguere i due uomini in una sorta di ritratto. Il timpano a cui lati si leggono tracce dei delfini, accompagnatori nel viaggio ultraterreno, vede al centro una testa di Medusa, essere mostruoso capace di pietrificare con lo sguardo, la cui immagine nell’arte garantiva protezione, accanto alla quale vengono ribaditi i simboli dell’impresa di fabbri ferrai: martello e tenaglie.

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